Cosa succede quando ci punge un imenottero (api, vespe e calabroni)? Prima di correre al Pronto Soccorso in preda al panico, scopriamo insieme le situazioni in cui vale davvero la pena allarmarsi.

Shock anafilattico

È la reazione più rapida e intensa possibile, dovuta a un sistema immunitario sensibilizzato al veleno di imenottero tramite un precedente contatto (o ripetuti contatti). Il primo episodio è sempre inaspettato: nel giro di pochi minuti (generalmente entro 20-30 minuti) il paziente sviluppa un “corteo” di sintomi come iperemia diffusa (diventa rosso) associata a sensazione di edema (gonfiore) al volto, alla lingua e in gola (in casi gravi con voce rauca o con chiari segni di difficoltà respiratoria); nausea, a volte vomito, sudorazione e soprattutto si verifica un rapido calo della pressione sanguigna, per cui spesso queste persone svengono o manifestano comunque un’estrema debolezza. Si tratta della prima causa di reazione anafilattica nell’adulto (si calcolano dai 10 ai 20 morti l’anno). 

Questo è un quadro preoccupante: è necessario allertare subito il soccorso sanitario. Si consiglia di lasciare l’infortunato a terra, non dargli da mangiare né da bere. 

Infezione locale/linfangite

Se dopo pochi giorni dalla puntura si nota un aumento sia di dimensione sia di arrossamento del pomfo (ovvero il rigonfiamento circoscritto della cute, rotondeggiante, circondato da un alone eritematoso); se la lesione si trova su un arto e compare una linea rossa che, gradualmente, dal pomfo si porta verso il tronco (le ascelle o l’inguine), con dolore intenso e febbre, allora è bene farsi valutare dal medico curante. In questa situazione, alla normale reazione infiammatoria si sta sommando un’infezione batterica dei tessuti molli e del sistema linfatico, alla quale il sistema immunitario sta reagendo. I pazienti più fragili, in questi casi, sono i diabetici, chi utilizza terapie croniche con cortisonici e chi è per altri motivi immunodepresso, per cui il medico prescriverà verosimilmente un’adeguata terapia antibiotica.

Sedi particolari o punture multiple

Ci sono parti del nostro corpo in cui le punture sono più pericolose: stiamo parlando di bocca e collo. Nelle persone particolarmente sensibili il pomfo può diventare di dimensioni tali da poter ostruire in vario grado la respirazione: in questo caso sono indicati una terapia antistaminica o cortisonica in vena o, almeno, l’osservazione in ambiente protetto. Stesso trattamento in caso di punture multiple: la quantità totale di veleno iniettata può creare un malessere marcato anche in chi non sia allergico, per cui è indicato farsi vedere.

Una normale puntura

Se venite punti da un imenottero e avete un pomfo arrossato, lucido, un po’ dolente e pruriginoso, che nel primo giorno tende ad aumentare di volume per poi stabilizzarsi, sappiate che questa è la normale reazione del vostro corpo al veleno iniettato. Se il pungiglione sembra essere rimasto nella puntura, estraetelo il prima possibile, aiutandovi con un ago sterile da siringa. Non serve il medico né, tantomeno, il pronto soccorso.

Tenetela d’occhio solo per notare eventuali (non frequenti) segni di infezione o linfangite (infiammazione dei vasi linfatici). La puntura non va toccata né grattata, tenendola disinfettata e coperta con tessuto pulito. Per alleviare i fastidiosi sintomi e ridurre la reazione (se non la sopportate), potete applicare un mix tritato di aglio e cipolla, ottimi antisettici, oppure 2-3 gocce di olio essenziale di basilico diluito in una crema base o in olio di mandorle; ancora, un gel di aloe vera che ha proprietà lenitive e rinfrescanti, così come la melissa, di cui potete usare direttamente le foglie (ben lavate e tritate) sulla lesione oppure farne una tisana da applicare, una volta raffreddata, sulla parte con garze pulite.

Come prevenire le punture di insetto: alcuni accorgimenti

  • Non indossare abiti larghi di colori vivaci, né blu o neri
  • Non camminare a piedi nudi
  • Evitare l’uso di profumi intensi perché potrebbero attirare gli insetti
  • Evitare di bere direttamente dalle lattine di bibite lasciate aperte, per la possibilità che vi sia entrata qualche vespa
  • In presenza di imenotteri cercare di mantenere la calma, evitare movimenti bruschi e urla, non cercare di schiacciarli, ma allontanarsi lentamente

Tratto da un articolo della dottoressa Sara Castagnoli sul numero 97 de L’Altra Medicina (luglio 2020), acquistabile online e in edicola.