Le donne che hanno vinto il tumore al seno tornano a sfidarsi a colpi di remi durante il Trofeo Dragon Boat della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Dopo Sabaudia e Bari, questa terza edizione si disputerà a Treviso dal 28 al 30 giugno 2019: le acque del Sile verranno invase dalle Dragon Boat, imbarcazioni di origini orientale con testa e coda di drago che ospitano un equipaggio di 22 persone.

Saranno dieci le squadre che si sfideranno in questa competizione, simbolo della voglia di lottare e tornare a vincere nello sport come nella vita. L’intento è proprio quello di riportare l’attenzione sulla forza di queste donne e sul ruolo significativo dello sport nel percorso di riabilitazione psico-fisica e sociale dopo il tumore al seno.

Vogare, come testimoniato da tempo dalla letteratura scientifica internazionale, è particolarmente indicato dopo il cancro alla mammella, costituendo un’attività intensa e ripetitiva che coinvolge il tronco e l’arto superiore, con un effetto “pompa” sul linfedema. Completo e non troppo pesante, questo sport può favorire un graduale recupero della forza e articolarità dell’arto superiore, un maggior controllo posturale, propriocettivo e cinestesico. È infine un grande strumento di socializzazione, che contribuisce anche dal punto di vista psicologico nella riabilitazione dopo il periodo difficile legato alla malattia.

“Questa manifestazione ci ricorda quanto sia importante lo sport anche per le donne operate di tumore al seno, a livello sia fisico che psicologico. Il carcinoma mammario è ancora il big killer delle donne, colpisce 1 donna ogni 8 nell’arco della vita – spiega il senologo-chirurgo Francesco Schittulli Presidente della LILT Nazionale- e l’elevata incidenza della malattia e la sua tendenza alla cronicizzazione hanno fatto registrare un progressivo incremento di richiesta riabilitativa: dall’immediato post operatorio è fondamentale la ripresa della vita attiva, sia per correggere eventuali limitazioni funzionali che per supportare il reinserimento sociale e occupazionale della donna”.