La fisioterapia è un aspetto molto importante della terapia del paziente fibromialgico.

Il Fisioterapista deve innanzitutto valutare la fase del dolore: fase acuta, fase di latenza e fase cronica.

Per ogni fase le manovre fisioterapiche devono adattarsi alla risposta algica del paziente, tenendo conto che il dolore, è una risposta fisiologica ad uno stimolo che non deve superare una certa soglia, per non rischiare che la persona si irrigidisca ulteriormente.

In fase acuta sono utili le manovre di tipo passivo o passivo-assistito alternato, la massoterapia blanda, volta alla presa di contatto della persona, come strumento per instaurare un rapporto di reciproca fiducia. Si tratta di una tecnica di primo livello.

Risulta particolarmente interessante in questa fase, la tecnica del linfodrenaggio manuale, una metodica leggera che ha lo scopo di stimolare il sistema linfatico  a far defluire la linfa dalla periferia al centro del corpo.

Essendo una metodica molto leggera, può risultare efficacie anche per la sua caratteristica di  “sedazione emotiva”.

Successivamente si eseguono dei movimenti articolari al fine di recuperare un buon range di movimento, associati a tecniche di stretching leggero assistito.

In una fase di latenza del dolore, quando il paziente, attraverso una buona educazione alimentare attraverso i principi della alimentazione di segnale, ha ottenuto un abbassamento dell’infiammazione e del dolore, la fisioterapia assume un ruolo centrale e, anche qui, educativo nel far comprendere al paziente che la sua co-partecipazione al processo di cura resta fondamentale.

Di base la massoterapia resta sempre valida, le manovre possono essere più profonde, volte allo “sciogliere” le contratture muscolari sia superficiali che profonde formatesi come risposta di “protezione” nella fase acuta.

Una volta stabilizzato il dolore, il programma fisioterapico riabilitativo, deve prevedere un ritorno, o una riscoperta, dell’attività motoria tenendo conto che in molti casi questi pazienti non hanno mai praticato in età adulta ad eccezione di qualche sporadica attività sportiva giovanile.

In questa situazione ogni soggetto va valutato individualmente per trovare un accordo che possa soddisfare sia la piacevolezza di quanto si fa, sia ottenere un miglioramento dal punto di vista fisico e di conseguenza psicologico.

Trovi l’articolo completo di Massimo Ranica, fisioterapista, sul numero 110 de L’altra medicina.