Senza emozioni non ci sarebbe vita.

Non è un’esagerazione, ma un fatto. Tutto ciò che facciamo o non facciamo è stimolato da un’emozione, da quella scintilla evanescente che emerge dal nostro profondo per innescare l’azione, o per reprimerla. La vita è un moto oscillatorio perpetuo le cui frequenze sono modulate dall’intensità delle nostre emozioni.

Questo però non ci deve trarre in inganno. Non ci riferiamo alla gioia, al dolore, alla frustrazione, all’euforia o alla gratitudine, che sono erroneamente o semplicisticamente definite emozioni ma più propriamente definibili sentimenti, cioè l’interpretazione psicologica di eventi emotivamente significativi e quindi, ciò che diventa già un’esperienza soggettiva dell’emozione che l’ha innescata.

Parliamo, invece, di quei primordiali input di energia evolutiva che fin dagli albori della vita sulla Terra hanno permesso ai nostri antenati filogenetici di mediare e di catalizzare le reazioni biochimiche e biofisiche, per creare strutture, collegare funzioni a organi, evolvere a vari livelli di complessità biologica e permettere l’adattamento fisiologico di ogni specie nel suo ambiente.

La fisiologia di base delle emozioni è comune a tutto il genere umano e probabilmente a tutti i mammiferi della Terra, essendo un’eredità biologica che si è tramandata di generazione in generazione e che è stata utilizzata come linguaggio universale nel corso delle ere di evoluzione delle specie.

La gazzella che si sveglia ogni mattina sapendo di dover correre più forte del leone per non diventare il suo cibo e il leone che svegliandosi, sa di dover correre più veloce della gazzella per non morire di fame, sono motivati entrambi da emozioni ancestrali, la PAURA di morire e la RABBIA, intesa come lotta per la sopravvivenza, che attraverso l’interazione con le aree più antiche del cervello, predispongono in tempi brevissimi le migliori reazioni biochimiche per l’azione, il rilascio di ormoni utili per la lotta o la fuga, il controllo del battito cardiaco e la stimolazione dei muscoli per potenziare l’attività motoria.

Questo è solo uno dei tanti scenari che dimostrano come la vita sia finalizzata alla conservazione e all’evoluzione di sé stessa. Le leggi e i principi biologici che governano la Natura sono sempre rivolti a trovare la migliore strategia di reazione agli stimoli, per raggiungere la finalità biologica utile con il massimo rendimento e il minimo sforzo, sempre che il vivente, soprattutto l’essere umano, assecondi le proprie necessità biologiche esprimendo al massimo il suo potenziale.

Trovi l’articolo completo di Rita Belforti sul numero 106 de L’altra medicina