La connessione tra cibo e buonumore è legata alla nostra evoluzione.

L’evoluzione ha fatto sì che l’essere umano collegasse il reperimento di cibo con una sensazione di piacere, per spingerci a cercarne ancora. Tutti i cibi, dunque, in una certa misura, ci rendono felici. Tuttavia ci sono poi sostanze come lo zucchero che vanno a stimolare dei recettori della gratificazione che sono comuni a tutte le droghe eccitanti (come ad esempio la cocaina). Il piacere momentaneo però, seguito da ipoglicemia reattiva, si spegne rapidamente e può generare instabilità emotiva e sbalzi d’umore.

La connessione tra cibo e buonumore dipende da alcuni ormoni legati al benessere e alla felicità:

  • serotonina,
  • dopamina,
  • ossitocina

La serotonina è prodotta per la stragrande maggioranza a livello intestinale, ed è un neurotrasmettitore tipico della calma e serenità interiore. Un intestino disbiotico può non essere più in grado di trasformare triptofano in serotonina, con riflessi negativi sull’umore in genere.

La dopamina è l’ormone della gratificazione e dello stimolo, è lo strumento di dialogo tra cervello rettile (istinti primordiali) e stimoli motivazionali razionali del cervello corticale. Il raggiungimento di obiettivi gratificanti, e il controllo dell’ambiente, fanno produrre dopamina che induce a rafforzare autostima e piacere.

L’ossotocina è l’ormone dell’amore, dell’affetto, delle cure filiali e parentali. Scoppia nel cuore dell’innamorato, che non capisce più nulla, ma ahimé dura poco.

I cambi di stagione sono solitamente i periodi in cui si ha contemporaneamente un abbassamento dell’umore e un peggioramento di patologie quali depressione e ansia. Gli anglosassoni parlano di SAD, seasonal affective disorder, ad indicare quell’insieme di disagi umorali stagionali.

Il motivo è molto semplice: il cambio di stagione richiede dei riadattamenti corporei come la riduzione (o l’ispessimento) degli strati di grasso, la riduzione o l’aumento delle ore di sonno, la predisposizione alla digestione di alimenti diversi. Sono adattamenti fisiologici verso i quali siamo perfettamente attrezzati, e che non dovrebbero in alcun modo preoccuparci, in una situazione di salute ed equilibrio. Invece capita che si arrivi ai cambi di stagione totalmente impreparati, passando ore e ora al buio o con luce artificiale, mangiando sempre gli stessi cibi “senza stagione”, con la sveglia che suona sempre alla stessa ora e in ambienti a temperatura sempre controllata. In tal modo perdiamo il valore dei segnali provenienti dall’ambiente che ci circonda (fotoperiodo, cambio alimentazione, sonno, temperatura) e ci troviamo di colpo nella stagione calda (o fredda) senza che il corpo ne sia minimamente preparato.

In questo periodo di inizio primavera è bene scegliere cibi, o meglio stili di vita, che contribuiscono a innalzare il buonumore.

Ce ne parla la dottoressa Lyda Bottino sul numero 104 de L’altra medicina.