La serenoa è un fitoterapico che evita che il testosterone si converta in diidrotestosterone. Il diidrotestosterone è salutare o nocivo?

La componente attiva del testosterone (il diidrotestosterone) è responsabile della fertilità e della “mascolinità” di ogni individuo di sesso maschile. È dunque un ormone prezioso e importante, la cui inibizione può generare disagi di diverso genere: dall’infertilità al calo del desiderio sessuale, dalla perdita di massa muscolare al cambio del tono di voce.

Quando una prostata è ipertrofica vi sono diverse vie per ridurne le dimensioni e le funzioni: dai farmaci alfalitici agli inibitori del testosterone, fino alla chirurgia riduttiva o alla prostatectomia.

Nessuna di queste vie è “salutare”. Si tratta di scegliere quella meno invasiva e che procuri meno disagi al paziente.

Il diidrotestosterone non è dunque né buono né cattivo: svolge le sue preziose funzioni biologiche, e inibirlo può voler dire fare un danno, piccolo o grande che sia. Sta al medico scegliere con il paziente quale danno sia preferibile, nel rispetto di quella libertà di scelta di cura che troppe volte stiamo vedendo oggi minacciata.

Spesso si sente dire: beh, ma la Serenoa è naturale! Ecco, qui il discorso conta davvero poco. Medico e paziente devono sapere che trattasi di inibitore del testosterone. Se il paziente è d’accordo a de-mascolinizzarsi per aiutare la propria prostata, ben venga, ma intanto deve essere informato degli effetti collaterali previsti, e poi vanno mostrate, ove vi siano, altre possibilità di scelta.

Il medico di segnale lavora con alimentazione e stile di vita a ridurre l’infiammazione cronica che contribuisce all’ipertrofia prostatica, ma ogni caso è a sé stante e la decisione sul migliore trattamento dovrà scaturire da una libera scelta concordata tra medico e paziente.

Trovi la risposta completa del dott Luca Speciani ad una lettrice sul numero 107 de L’altra medicina.