Marcello Monsellato
Medico, esperto di medicina omeosinergica
Un caso clinico: quando il silenzio parla
Un ex capoufficio, 59 anni, portamento marziale, austero, «maschio», corporatura robusta, costituzione carbonica, si presenta nel mio studio «scaricandosi» con accorata urgenza il suo problema. Venticinque anni prima aveva avuto un episodio di parotite, con tumefazione delle ghiandole salivari e iperpiressia. Trattato con antibiotici e cortisonici, la manifestazione morbosa sembrò regredire nell'arco di due settimane. Qualche giorno dopo, sviluppò una tumefazione al testicolo sinistro, dolente alla palpazione — anche questa trattata con antibiotici e cortisonici, fino al ritorno del silenzio clinico tanto agognato.
Da allora, il paziente assistette con terrore al progressivo decadimento dei suoi testicoli. Si indebolì progressivamente la verve copulativa, mentre si delineava un nostalgico tramonto della spermatogenesi: in brevissimo tempo, della sua straripante sessualità latina non rimaneva che uno struggente ricordo.
Giunto alla soglia dei sessant'anni, pensionato, sfiduciato, depresso e impotente, aveva attraversato il calvario delle «cure» previste dalla medicina convenzionale — quattro anni di cartella clinica tra responsi clinici, analisi di laboratorio, pannelli ormonali, indagini strumentali. Alla fine giunse alla mia osservazione. Prescrissi i rimedi omeosinergici appropriati. Dopo due mesi di terapia, sessanta giorni erano già trascorsi e di quel paziente mi ero completamente dimenticato. Una sera mi venne incontro e mi abbracciò. Con voce rotta dall'emozione disse: «Dottore, Lei mi ha fatto rinascere!»
💡 La cosa più toccante, mi confessò il paziente, è che dopo quindici anni, con il ritorno dell'erezione si era finalmente ripresentata anche l'eiaculazione. Viveva una seconda luna di miele con la sua compagna di vita. In tanti anni di attività professionale, un successo terapeutico del genere non mi era mai capitato.
Un problema diffuso quanto taciuto
La disfunzione erettile interessa milioni di uomini nel mondo. Con l'avanzare dell'età il fenomeno aumenta progressivamente, ma sarebbe un errore considerarlo un problema esclusivo della maturità. Sempre più uomini giovani sperimentano episodi di difficoltà erettiva, spesso legati a stress, ansia da prestazione, depressione, stili di vita alterati, dipendenze digitali o profonde fragilità emotive.
Dietro quei numeri non ci sono semplicemente pazienti. Ci sono uomini che iniziano a evitare lo sguardo della propria compagna. Uomini che fingono stanchezza pur di sottrarsi all'intimità. Uomini che si sentono improvvisamente estranei al proprio corpo, come se qualcosa di essenziale si fosse spezzato.
«Ci sono sofferenze che non lasciano cicatrici visibili, non sanguinano, non deformano il volto. Eppure consumano lentamente l'identità di un uomo, insinuandosi nei luoghi più intimi della sua percezione di sé.» — Marcello Monsellato, L'altra Medicina n. 161
Le cause: quando il corpo parla attraverso il silenzio
La funzione erettile è uno dei meccanismi più delicati e complessi dell'organismo umano. Coinvolge il sistema nervoso, quello endocrino, la circolazione sanguigna, l'equilibrio psicologico, l'emotività profonda. Per questo le cause della disfunzione erettile possono essere molteplici: patologie cardiovascolari, arterie irrigidite, ipertensione, diabete, alterazioni del microcircolo, diminuzione del testosterone.
Secondo la visione della medicina omeosinergica, molte disfunzioni croniche dell'età adulta potrebbero rappresentare la conseguenza di conflitti biologici ed emotivi non risolti, oppure di processi infiammatori «silenziosamente repressi» nel corso della vita. In questa interpretazione, anche alcune malattie infantili, febbri o stati infiammatori soppressi farmacologicamente avrebbero potuto interrompere la naturale capacità dell'organismo di esprimere e completare determinati processi biologici.
La disfunzione erettile verrebbe così letta non come un semplice guasto meccanico, ma come il linguaggio finale di un equilibrio profondo alterato nel tempo — il corpo non come un insieme separato di organi, ma come una memoria vivente, una memoria che tace, una memoria che, a un certo punto, parla attraverso il sintomo.
Il peso psicologico: sentirsi meno uomini
Non si può tacere il peso invisibile della psiche: ansia cronica, stress lavorativo, paura del giudizio, traumi affettivi, depressione, relazioni logorate dal silenzio. Il corpo maschile, così apparentemente forte, è in realtà estremamente vulnerabile alle emozioni. Basta una paura profonda perché il desiderio si ritiri, basta il timore di «non essere all'altezza» perché il sistema nervoso interrompa quel delicato equilibrio necessario all'erezione.
Ed è qui che nasce il circolo più crudele: il fallimento genera paura, la paura genera nuovo fallimento. L'uomo entra in uno stato di allerta continua — ogni incontro diventa un test, ogni carezza una verifica, ogni tentativo un possibile crollo. E lentamente il piacere scompare.
💡 La vergogna è il sentimento dominante. Una vergogna antica, quasi arcaica, alimentata da secoli di cultura che hanno associato la virilità alla potenza sessuale. Come se il valore di una persona potesse essere misurato dalla risposta di un organo.
La terapia farmacologica: aiuto prezioso ma non privo di ombre
Negli ultimi decenni la medicina ha sviluppato farmaci efficaci per il trattamento della disfunzione erettile. Molecole come sildenafil, tadalafil e vardenafil hanno cambiato la vita di milioni di uomini, offrendo una possibilità concreta di recupero della funzione sessuale. Per molti pazienti questi farmaci rappresentano una rinascita, restituiscono fiducia, serenità, spontaneità.
Ma non sono privi di effetti collaterali: cefalea, rossore al volto, tachicardia, congestione nasale, disturbi digestivi, alterazioni visive, ipotensione. Inoltre esiste un rischio sottile, meno raccontato: la dipendenza psicologica dalla prestazione farmacologica. Alcuni uomini finiscono per credere di non poter più vivere la sessualità senza una compressa. La spontaneità si trasforma in programmazione, il desiderio in procedura — la sessualità perde parte della sua componente emotiva e istintiva.
Ed è qui che emerge una verità spesso dimenticata: nessun farmaco può curare da solo la paura di non sentirsi amabili.
Oltre il sintomo: ritrovare l'uomo dietro la prestazione
La disfunzione erettile non dovrebbe essere affrontata soltanto come un problema meccanico da correggere. È spesso un linguaggio del corpo, un messaggio che parla di stress, solitudine, stanchezza emotiva, fragilità relazionale, perdita di contatto con sé stessi. Molti uomini hanno bisogno non soltanto di una terapia farmacologica, ma di essere ascoltati senza giudizio. Di capire che la propria dignità non dipende dalla perfezione della prestazione sessuale, che la vulnerabilità non li rende meno uomini, che l'amore autentico non nasce dalla performance, ma dalla presenza reciproca, dalla tenerezza, dalla verità condivisa.
«Forse il passo più difficile è proprio questo: smettere di combattere contro sé stessi. Perché dietro la disfunzione erettile non c'è soltanto un sintomo: c'è spesso un uomo che teme di non essere più desiderabile, che teme di perdere amore, che teme di perdere sé stesso.» — Marcello Monsellato, L'altra Medicina n. 161
E forse la vera cura inizia quando quel dolore smette finalmente di essere vissuto nel silenzio.
📖 Articolo originale pubblicato su
L'altra Medicina — Numero 161
Questo contenuto è un'elaborazione dell'articolo di Marcello Monsellato, pubblicato nello Speciale Disfunzioni Sessuali de L'altra Medicina n. 161. L'articolo completo è disponibile sulla rivista.
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