Dr. Luca Speciani
Medico, nutrizionista, fondatore della DietaGIFT
Visioni diverse: lui, lei e il problema taciuto
Quando i problemi di salute riguardano la sfera sessuale, si entra in un campo particolarmente delicato e a forti tinte psicosomatiche — tanto da dover stare molto attenti anche nel linguaggio per non urtare nessuno. Eppure il fenomeno è sempre più frequente, con una forte accelerazione rispetto agli anni passati.
Il paziente maschio, un po' in età, viene da me per problemi glicemici o di pressione. Dopo un lungo colloquio anamnestico, lascia cadere quasi casualmente una battuta: «Eh, dottore, su quel fronte lì, non è che tutto funzioni al meglio. Anzi, è un pezzo che non riesco ad avere un'erezione decente.»
La paziente femmina ha invece meno problemi con il partner — può fingere ogni volta che vuole. Eppure segnala anche lei qualche importante disfunzione, magari prendendola alla lontana: «Sa dottore, quella roba lì con mio marito ormai capita di rado. Quando capita, ho fastidio e gli chiedo di smettere. E quando proprio tutto va bene… va bene per lui, ma io sento poco o nulla.»
Sono entrambe visioni del problema che allontanano i partner invece di unirli — generando silenzi, rabbia, incomprensione, senso di svalutazione e disistima reciproci.
Le cause da conoscere
Le cause principali sono tre: l'uso di farmaci, la presenza di malattie metaboliche e la componente psicologica. L'erezione avviene grazie al pompaggio di sangue nei corpi cavernosi, favorito dall'eccitazione sessuale — un processo guidato a livello mentale con il contributo del sistema nervoso autonomo, nella sua componente parasimpatica. Come per l'addormentamento o la digestione, non è possibile un'azione mentale volontaria che porti all'inturgidimento.
💡 Prima di tutto, occhio all'ambiente e alla situazione. Accingersi a un rapporto sessuale in auto, nel magazzino delle scope, con il timore di essere scoperti, non è contesto che aiuta. Una situazione più tranquilla, in casa propria, con il partner abituale, con della musica amata da entrambi e dopo una buona cenetta è sicuramente più favorevole.
I farmaci antisex
Chi è che oggi non riceve dopo i cinquant'anni una prescrizione di una statina anticolesterolo e/o di un antipertensivo? Il colesterolo è precursore praticamente di tutti gli ormoni sessuali, in particolare del testosterone. Se il testosterone nell'uomo è indice di virilità, nella donna è il maggior propulsore del desiderio sessuale. Abbatterlo con una statina può non essere un'ottima idea.
Gli antipertensivi agiscono impedendo la vasocostrizione responsabile dell'inturgidimento dei corpi cavernosi, maschili o femminili — tra i maggiori responsabili della disfunzione erettile e dell'anorgasmia femminile. È rarissimo che un medico parli con franchezza di questo fastidioso effetto collaterale.
«Il medico dovrebbe dire: "Mi dica lei se preferisce tenere la pressione sempre a 120/80 ma senza riuscire più ad avere un'erezione degna, o se ritiene di accettare valori un po' più alti senza intaccare la sua virilità". Tutti sceglierebbero la seconda. Ergo: non si deve dire. Ma non dovevano i medici essere onesti e trasparenti?» — Dr. Luca Speciani, L'altra Medicina n. 161
Tra gli altri farmaci incriminati: la pillola anticoncezionale, che castra in modo biochimico l'attività delle ovaie; i cortisonici, che simulano una situazione di forte stress — nemica della riproduzione e della sessualità; antidepressivi, antistaminici, antiepilettici, benzodiazepine. Se il sistema nervoso viene messo a riposo, niente di più facile che anche erezioni e inturgidimenti lo siano.
Le patologie a rischio
Lo stress cronico si muove in antagonismo con la propensione sessuale. Il diabete è un po' la madre di tutte le malattie: una cattiva gestione glicemica può creare un antipatico su e giù di umore, ma soprattutto gli AGE — prodotti di glicosazione avanzata — sui vasa nervorum generano insensibilità nervosa e tissutale, con conseguenze disastrose sull'efficacia della stimolazione sessuale.
Le patologie vascolari e cardiovascolari aumentano il rischio di ictus e infarti, ma una stenosi dei vasi che portano sangue ai corpi cavernosi rende difficile o impossibile sia l'erezione che l'orgasmo. Il colesterolo invece — spesso demonizzato — è precursore della maggior parte degli ormoni sessuali maschili e femminili: abbassarlo farmacologicamente è un vero e proprio autogol.
Anche surrene e tiroide sono coinvolti nel desiderio sessuale. La depressione — che andrebbe sempre interpretata come esaurimento surrenale — scoraggia qualunque gesto verso la sessualità. E l'ipotiroidismo clinico, segnale di scarsità energetica disponibile, non incoraggia certo seduzioni e penetrazioni.
La mente conta
Detto e analizzato tutto questo, dobbiamo però constatare che la testa conta parecchio. Una paziente lamentava da tempo secchezza vaginale postmenopausale nei rapporti col marito, che non aveva risposto a diversi trattamenti locali suggeriti dal ginecologo. Un pomeriggio, a casa da sola, viene sedotta dalla sua vicina di casa lesbica, e la secchezza — come per miracolo — sparisce. La spinta mentale legata alla novità, all'eccitazione, all'abilità stimolatoria della nuova partner erano stati di gran lunga superiori rispetto ai «vincoli» menopausali in essere.
Il maschio soffre la necessità di essere sempre «pronto» a comando. Certi rapporti in cui la donna pretende la penetrazione nel momento da lei scelto possono imbarazzare l'uomo che in quel momento non era particolarmente pronto. Poiché il cervello crea la nostra realtà, anche il solo dubbio («salirà, non salirà») può essere devastante e generare un circolo vizioso di paure.
💡 Suggerisco ai partner stabili di non avere fretta nel cercare la penetrazione — di prendersi i propri tempi dedicandosi coccole, tenerezze, carezze, baci, fantasia e creatività. Poi ci sarà un momento magico in cui la penetrazione diventerà opportuna, con soddisfazione di entrambi.
Per le disfunzioni femminili, a livello psicologico il genere femminile soffre molto per i condizionamenti culturali, per i quali occorre «concedersi» con cautela e il proprio piacere non va «regalato» al partner se lui non se lo merita appieno. Il consiglio è di «sgonfiare» il problema: il piacere è piacere e possiamo concedercelo ogni volta che lo desideriamo, senza necessariamente che il partner ne sia direttamente coinvolto.
Cuore in mano: l'approccio che funziona
Un medico serio dovrebbe sempre avere in mente le connessioni psicosomatiche relative alle disfunzioni sessuali, per poter agire — con o senza l'aiuto di altri professionisti — nella giusta direzione. Lavorare solo sulle eventuali carenze ormonali, ignorando gli effetti di malattie, farmaci e sentimenti contrastanti, consentirà solo miglioramenti temporanei ed aleatori.
💡 Come la medicina moderna pensi di poter affrontare questi problemi con visite specialistiche della durata di pochi minuti, resta per me un mistero. Serve empatia, serve condivisione, serve sensazione di poter essere veramente aiutati. E questo richiede tempo.
I pazienti, su queste problematiche, ci mettono il cuore in mano: cerchiamo di fare, senza risparmiarci nulla, sempre e solo del nostro meglio. Curare non è far sparire il sintomo. È anche assistere, accompagnare, consigliare, consolare. Non dimentichiamolo mai.
📖 Articolo originale pubblicato su
L'altra Medicina — Numero 161
Questo contenuto è un'elaborazione dell'articolo di Luca Speciani, pubblicato nello Speciale Disfunzioni Sessuali de L'altra Medicina n. 161. L'articolo completo è disponibile sulla rivista.
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