Dr. Luca Speciani
Medico, nutrizionista, fondatore della DietaGIFT
Un fenomeno poco compreso
Chi ha letto il libro «Comunicare» di Speciani ricorderà che il titolo e i capitoli erano stati indicati in sogno — un sogno in cui l'autore aveva avuto una chiara percezione di un'evoluzione delle terapie mediche del futuro verso qualcosa con un nome e una sigla: TSE, acronimo per «Terapia Simbolico Energetica».
Nel sogno era chiaro che tale terapia dovesse identificare attraverso il significato simbolico dell'organo colpito le emozioni su cui lavorare. Poi, attraverso tecniche energetiche — agopuntura, ipnosi, reiki, meditazione, riflessologia, massaggi — indurre i segnali di guarigione appropriati.
Questo mondo difficilmente accessibile, che contiene le spiegazioni profonde delle nostre paure e dei nostri comportamenti, può essere raggiunto in vari modi: attraverso i sogni, attraverso la meditazione profonda, attraverso i viaggi astrali o tramite ipnosi — avvolta talvolta da un alone di mistero e di cautela, perché il comune mortale la collega ai maghi da palcoscenico.
Un po' di storia
L'ipnosi evoca spesso immagini contrastanti. Eppure, al di là delle rappresentazioni mediatiche, è oggi oggetto di studio rigoroso nell'ambito delle neuroscienze, della psicologia clinica e della medicina.
In termini scientifici, l'ipnosi può essere definita come uno stato di coscienza modificato, caratterizzato da un'attenzione focalizzata, una riduzione della consapevolezza periferica e una maggiore responsività alle suggestioni. Le sue radici storiche risalgono al XVIII secolo con Franz Anton Mesmer, ma è con James Braid nell'Ottocento che il termine «ipnosi» viene introdotto e progressivamente liberato dalle interpretazioni pseudoscientifiche.
Nel Novecento, figure come Milton H. Erickson hanno contribuito a svilupparne un uso clinico sofisticato, centrato sulla comunicazione e sulle risorse individuali del paziente. Negli ultimi decenni, studi con risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno evidenziato modificazioni nell'attività di aree coinvolte nell'attenzione, nel controllo esecutivo e nella percezione del dolore. L'ipnosi non è un fenomeno «immaginario», ma un processo neurocognitivo misurabile.
💡 Contrariamente a quanto si crede, una persona in stato ipnotico non perde la propria volontà né può essere indotta a compiere azioni contro i propri valori. L'ipnosi amplifica la capacità naturale della mente di concentrarsi, immaginare e modulare le proprie percezioni.
E nella pratica? Le applicazioni cliniche
Dal punto di vista applicativo, l'ipnosi è oggi utilizzata in diversi contesti: dalla gestione del dolore cronico e acuto, al trattamento dell'ansia, fino al supporto in procedure mediche invasive. In ambito clinico, si parla più precisamente di «ipnosi terapeutica» o ipnoterapia, un approccio che richiede una formazione specifica e che si integra spesso con altre tecniche psicologiche.
Esistono quindi vari tipi di ipnosi: l'ipnosi clinica o terapeutica, che può essere utilizzata sia nel controllo del dolore — in ginecologia per i parti più difficili come nella rimozione di traumi profondi — sia in ambito psicologico. Ma può esistere anche un'ipnosi semplicemente esperienziale o esplorativa, in cui l'individuo, libero dai condizionamenti razionali, esplora le potenzialità del suo inconscio visualizzando possibilità o strade nuove creative che possano migliorare il proprio approccio alla vita.
L'ipnosi spirituale ed esplorativa
Vi è infine un'ipnosi che potremmo chiamare «spirituale», che ci mette in contatto con le parti più profonde del nostro essere e che può aiutarci o accompagnarci in un processo di crescita interiore o di maggior consapevolezza.
Rientrano in questa categoria anche le sedute di ipnosi cosiddette «regressive», in cui si rivivono momenti particolari della propria vita che possono essere così affrontati, superati, rimossi. Alcuni sostengono di riuscire ad accedere anche a vite precedenti e — nell'intervallo tra queste — a stati di coscienza espansa come entità disincarnate.
«È naturale che una parte degli psicoterapeuti non creda esplicitamente a questa interpretazione — ma ciò non toglie che queste esperienze offrano comunque un'opportunità di crescita interiore che poche altre strade sono in grado di offrire.» — Dr. Luca Speciani, L'altra Medicina n. 160
Viaggi reali? L'ipnosi regressiva
Lo psichiatra Brian Weiss era dell'idea che l'ipnosi regressiva — attraverso la simbolizzazione di Giulio Cesare o di Napoleone, piuttosto che di una strega o di un boia medievale — non fosse altro che uno stratagemma mentale per rimuovere blocchi o traumi acquisiti in questa vita. Se funzionava, avrebbe continuato a farlo.
Accadde però che un giorno, durante una seduta di ipnosi regressiva con la sua paziente Catherine, la donna regredi fino nell'utero della propria madre, e poi più indietro, allo stato di entità disincarnata, prima ancora di entrare nel mondo come Catherine. Catherine racconta a Weiss di essere in compagnia di suo padre — del padre di Weiss — da tempo deceduto, e di un bambino. Dice il nome di tutti e due, e il nome del padre è quello ebreo originario, Avrom, cambiato al suo arrivo negli Stati Uniti. Weiss non era stato colpito dalla regressione stessa, quanto dal fatto che Catherine conoscesse informazioni che non avrebbe potuto sapere.
Da quel giorno Weiss inizia a credere che le regressioni ipnotiche dei suoi pazienti nascondano molto di più che le fantasie di qualche mente creativa, e scrive diversi libri sulle sue esperienze e sulle numerose documentazioni di storie di vita rivissute che hanno trovato conferma archeologica, storica o letteraria.
E quindi: come usarla terapeuticamente
Nella pratica, Speciani svolge prima il suo compito ordinario di medico di segnale — lunga anamnesi, lavoro su alimentazione e movimento con strumenti testati negli anni. Tuttavia ci sono situazioni in cui una patologia continua a ripresentarsi, anche se con modalità diverse, e che affondano le proprie radici non nel contesto biologico ma nel dominio spirituale.
💡 Un atteggiamento mentale scorretto, un trauma, una credenza ingiustificata, un'umiliazione, un rapporto familiare difficile, una «ruota del criceto» che gira troppo velocemente, una sessualità repressa o insoddisfatta — tutti questi fattori possono ostacolare la guarigione e perpetrare la malattia anche a fronte di comportamenti «biologici» impeccabili.
È questo il momento in cui proporre una seduta di ipnosi — sempre su base volontaria — attraverso la quale andare a cercare di capire dove sia il «blocco» e come poterlo rimuovere, magari nel corso stesso della seduta.
Lavorare con l'ipnosi — che può comunque essere utilizzata semplicemente a fini esplorativi ed esperienziali — ci apre le porte che normalmente teniamo chiuse. Muoverci su questo terreno appassionante può farci rivivere situazioni complesse già vissute, ma può anche spalancarci vie di consapevolezza che ritenevamo inaccessibili. A noi il compito di imparare a sfruttarla.
📖 Articolo originale pubblicato su
L'altra Medicina — Numero 160
Questo contenuto è un'elaborazione dell'articolo di Luca Speciani, pubblicato nello Speciale Medicine Complementari de L'altra Medicina n. 160. L'articolo completo è disponibile sulla rivista.
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