Negli ultimi anni hanno preso piede sul mercato i cosiddetti latti vegetali, con boom di vendite su scala planetaria. Si tratta di bevande a base di cereali, semi o legumi, che in verità hanno poco in comune con il latte vaccino da un punto di vista nutrizionale, tanto è vero che la legislazione UE non permette ai produttori di definirle “latte” sulla confezione, bensì “bevanda vegetale di…”.

Il primo punto da chiarire è che i latti vegetali non sostituiscono il latte di origine animale, non sono “alternative al latte” come insiste a dirci la pubblicità e il marketing delle aziende produttrici.

Sebbene il messaggio che viene passato in prevalenza al pubblico è che il latte vegetale sia un ottimo alimento da usare in sostituzione del latte vaccino, questo concetto è errato da un punto di vista di educazione alimentare.

Si può certamente usare in sostituzione, ma non è equivalente o alternativo al latte di mucca, nutrizionalmente parlando. Per quale motivo? Perché tra latte animale (mucca, pecora, capra) e latti vegetali non vi sono grandi somiglianze di tipo nutrizionale, a parte il colore delle bevande e il packaging. Si tratta di alimenti piuttosto differenti sotto il profilo nutrizionale, allora perché insegnare alle persone che uno può semplicemente “sostituire” l’altro? Affermazioni del tipo:

“I latti vegetali sono privi di colesterolo, lattosio e caseina ma sono ricchi di vitamine (A,B,C ed E), acidi grassi “buoni” e sali minerali come il calcio, il magnesio e il potassio. Sostituiscono il latte vaccino e costituiscono un ottimo succedaneo sia nelle ricette salate che in quelle dolci” sono completamente fuorvianti.

Espressioni come quella riportata qui sopra fanno credere che nutrizionalmente un latte vegetale sia un succedaneo di quello animale, quando in realtà è semplicemente un cibo con un apporto nutrizionale molto differente.

Un altro punto cruciale su cui i consumatori devono riflettere è il fatto che tutte le bevande vegetali presenti in commercio sono di tipo industriale e quindi hanno subito dei processi di filtrazione e soprattutto di pastorizzazione, che da un lato garantiscono la scadenza più lunga del prodotto (10-11 mesi), ma dall’altro riducono drasticamente il contenuto nutrizionale di vitamine ed enzimi dell’alimento di origine. Il prodotto finale che troviamo al supermercato è un alimento devitalizzato (al contrario del latte fresco che troviamo nel banco frigo o del latte crudo), nel senso che non ha più i nutrienti principali per il cui valore dovrebbe essere consumato.

In pratica ciò che rimane è una bevanda prevalentemente a base di acqua (si legga l’etichetta con la lista ingredienti) e con poche vitamine e altre sostanze nutritive rimaste a disposizione, proprio come accade per i succhi di frutta confezionati.

Spesso sono anche addizionati di zucchero e altri additivi, bisogna quindi fare attenzione e leggere bene le etichette.

In definitiva, si può affermare che dal punto di vista nutrizionale, al contrario di quello che comunemente si tende a pensare, i latti vegetali non equivalgono al latte animale o allo yogurt e inoltre non tutte queste bevande sono consigliabili a qualsiasi persona.

Latti vegetali e latte di origine animale sono prodotti differenti: una bevanda non esclude l’uso dell’altra.

Trovi l’articolo completo di Gianpaolo Usai sul numero 111 de L’altra medicina.