La fibromialgia è una malattia molto complessa e pesante per il paziente ma anche per il medico che deve impostare una cura corretta. La malattia è stata per anni misconosciuta e non classificata, tanto che molte volte le persone affette da tale malattia venivano considerate isteriche. Finalmente nel 1990 anche il mondo medico anglosassone ha cominciato un riconoscimento della malattia come specifica elaborando i primi criteri di diagnosi e nel 1994 la ACR( American College of Rheumatology) ha validato la malattia come malattia reumatica a se stante.

Oggi possiamo definire la fibromialgia come una malattia da “dolore cronico generalizzato”.

La diagnosi di fibromialgia si basa quindi su 3 fattori: primo il dolore che deve essere presente da più di 3 mesi e diffuso su almeno 6 siti sui 9 in cui viene suddiviso il corpo, il secondo è l’affaticamento o stanchezza cronica e il terzo è la rilevante alterazione del sonno.

La diagnosi di fibromialgia è molte volte una diagnosi di esclusione perché non risultano soddisfatte le alternative diagnostiche.

La fibromialgia inoltre si trova ad accompagnare con il tempo molte malattie autoimmuni, come ad esempio la artrite reumatoide, proprio per la predominanza del sintomo dolore.

Infatti spesso ci troviamo davanti ad una artrite reumatoide in cui i dati clinici e di laboratorio sono buoni ,ma la paziente continua a lamentare dolori diffusi anche intensi. Ci troviamo con una fibromialgia che si è instaurata in una artrite reumatoide.

La fibromialgia colpisce maggiormente il sesso femminile  con un rapporto femmine maschi superiore  a 3:1 e l’età prevalente è tra 30 e 50 anni.

Entriamo in un contesto della fibromialgia che concerne le alterazioni legate ad uno stile di vita occidentale.

Cominciamo con l’affermare che il dato acclarato nella eziopatogenesi della malattia è la carenza di un neurotrasmettitore : la serotonina.

La serotonina ha fondamentali azioni: nocicezione, cioè percezione del dolore periferico, funzione sensoriale, appetito, funzioni gastrointestinali, funzione motoria, umore ,cognizione, sonno, sessualità,  funzione neuroendocrina.

La serotonina è sintetizzata a partire del triptofano (Trp) che viene assorbito e metabolizzato a partire dall’intestino.

Vi è la possibilità che il nostro tipo di alimentazione determini una carenza nell’assorbimento del Triptofano e di conseguenza di serotonina.

Nella nostra alimentazione occidentale è entrato prepotentemente negli ultimi 50 anni il fruttosio. L’ incremento del consumo di fruttosio nelle diete occidentali è uno dei fattori più importanti che ha  inciso sull’aumento delle malattie metaboliche.

Dosi elevate di fruttosio (≥1 g / kg) superano l’assorbimento e la clearance del fruttosio intestinale, con il risultato che il fruttosio raggiunge sia il microbiota del fegato che del colon.

Il fruttosio a livello del colon determina alterazione della composizione del microbiota con incremento dei Firmicutes e azione di endotossiniemia con determinazione di leaky gut.

Il Fruttosio che non viene assorbito a livello intestinale si lega con il triptofano che viene quindi sequestrato e ne viene impedito l’assorbimento.

L’alterazione del microbiota può inoltre determinare squilibrio nel rapporto GABA/glutammato determinando con l’incremento di questo ultimo un accentuazione della sintomatologia dolorosa.

Nella fibromialgia potremmo avere un deficit genetico della attività di GLUT5 con conseguente diminuzione della possibilità di assorbire fruttosio. Nella fibromialgia abbiamo anche bassi livelli di ATP confermando l’importanza dello stress ossidativo mitocondriale e del consumo per eccesso di fruttosio. Nella fibromialgia la infiammazione cronica di basso grado può essere la responsabile dell’incremento del NGF(nerve growth factor) che determina la sensibilizzazione centrale al dolore cronico.

La fibromialgia è malattia troppo complessa per legarla soltanto ad un eccesso di assunzione di fruttosio, ma è certo che una introduzione continua giornaliera di questa sostanza (che determina carenza di triptofano) unita ad una vita sedentaria è una delle chiavi di spiegazione dell’insorgenza di malattia.

Possiamo quindi pensare ad una alimentazione ad hoc per la fibromialgia che tenga conto anche della importanza etiopatogenetica della introduzione eccessiva di fruttosio.

Trovi l’articolo completo del dott. Gabriele Guidoni sul numero 106 de L’altra medicina.