La sindrome long Covid consiste in un insieme di sintomatologie legate all’infezione da Coronavirus, che persiste nella persona anche dopo la negativizzazione. Parliamo di disturbi quali mancanza di respiro, dolori muscolari, ansia, fatica e spossatezza, depressione, problemi di memoria, fatica a concentrarsi, disturbi del sonno, perdita di gusto e olfatto e tosse persistente.

Per capire come contrastare questo quadro clinico, L’altra medicina ha intervistato il Dott. Amato De Monte, già Direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Udine, rappresentante regionale del Friuli Venezia Giulia della Nuova FIO (Federazione Italiana di Ossigeno-Ozono) e che pratica l’ossigeno-ozono terapia fin dal 1995 utilizzandola in una molteplicità di condizioni cliniche.

Insegna anche al Master di “Ossigeno-ozonoterapia” dell’Università di Siena. In occasione della pandemia Covid ha introdotto l’impiego di questa terapia presso l’ospedale di Udine nei pazienti affetti da Coronavirus; inoltre ha trattato con l’ossigeno-ozono terapia anche numerosi pazienti affetti da sindrome da long Covid.

COME È ARRIVATO ALL’OSSIGENO-OZONOTERAPIA PER LA CURA DEL LONG COVID?

È stata una riflessione basata sulla mia esperienza nel trattamento dei pazienti affetti da ulcere croniche, una patologia che interessa circa due milioni di persone in Italia. L’eccezionale efficacia dell’ozonoterapia per la cura di questi casi permette la guarigione anche dopo solo 10/15 sedute. Ho ipotizzato che i risultati di guarigione dalle lesioni potessero essere vantaggiose anche per i danni provocati dal Covid.

COME AGISCE L’OZONO?

L’ozono è una sostanza fortemente ossidante ma anche fortemente instabile e, una volta a contatto con i tessuti corporei, si trasforma in pochi secondi in ossigeno e in altre sostanze che potenziano i sistemi di difesa dell’organismo, in grado di eliminare i radicali liberi dell’ossigeno (per intenderci, quelli chiamati in causa per l’invecchiamento). Questa azione comporta quindi un potenziamento del nostro sistema antiossidante che contribuisce a riequilibrare lo sbilanciamento del sistema ossido-riduttivo, causato da stati infiammatori di varia origine e quindi anche nel Covid. Agisce potenziando i sistemi antiossidanti già presenti nel corpo, che si occupano di smaltire i radicali liberi che, a loro volta, si sviluppano di continuo, per esempio, durante la respirazione. Questo è l’effetto dell’ossigeno-ozonoterapia, che si ottiene con una miscela che ha concentrazioni minime di ozono: parliamo di un 96% di ossigeno e 4% di ozono. Questa miscela di gas è messa a contatto con un quantitativo fisso di sangue prelevato e reinfuso dopo pochi minuti di miscelazione. Il sangue di diffonde la sua azione anti-ossidante in tutto il corpo, agendo in particolare sul microcircolo. Questo procedimento prende il nome di ossigeno-ozonoterapia sistemica.

L’OZONO HA ANCHE UNA FUNZIONE ANTISETTICA E DISINFETTANTE?

Sì, ed è anche molto importante perché distrugge le pareti cellulari dei batteri, le elimina per ossidazione. Per esempio, a Nizza con l’ozono si rende potabile l’acqua già dai primi del Novecento e negli Stati Uniti, da 30 anni, stanno crescendo enormemente gli impianti di ozono per sterilizzare l’acqua. È più potente e veloce del cloro, costa meno e non inquina. È un potente battericida che, a differenza degli antibiotici, non induce resistenza. Non è escluso che il suo ruolo anche in questo campo sia destinato a crescere.

LEI È STATO TRA I PRIMI AD APPLICARE L’OSSIGENO-OZONOTERAPIA SISTEMICA NEI PAZIENTI COVID RICOVERATI NEL 2020 NELL’OSPEDALE DI UDINE. HA RICEVUTO ANCHE IL “PREMIO MEDICINA ITALIA” A PESCARA. COSA AVEVA NOTATO?

Sono partito dal fatto che l’ozono utilizzato nelle ulcere fa sì che si ricostruisca il tessuto fino alla guarigione. Da lì ho pensato che l’effetto sarebbe stato duplice nei malati Covid: da un lato si sarebbe potuto ottenere il miglioramento della circolazione, portando l’ossigeno in periferia e potenziando la risposta anti-ossidante dell’organismo; dall’altro si sarebbe favorita la stimolazione della crescita dei tessuti, accelerando la guarigione del polmone. Un’azione antinfiammatoria utile, tuttavia, se stimolata durante la fase precocissima della malattia, anche con poche sedute. L’abbiamo provata anche in terapia intensiva: allo stesso modo l’efficacia si manifestava se il trattamento iniziava in fase precoce, prima della comparsa di danni polmonari gravi e irreversibili.

Il Coronavirus si diffonde in tutto l’organismo causando uno stato di infiammazione di tutti i tessuti: per esempio, la scomparsa di gusto e olfatto significa che la malattia agisce anche a livello nervoso. L’ozonizzazione del sangue produce la sua azione anti-infiammatoria e anti-ossidante, in tutto il corpo ed è su queste basi che ha anche un’efficacia nella cura dei sintomi da long Covid: in un gruppo i di 20 pazienti affetti da sintomi da long Covid (persistenti da tre settimane a vari mesi), abbiamo ottenuto un miglioramento nell’83% dei casi nella mancanza di respiro mediamente dopo sei sedute; del 79% nei dolori muscolari, del 78% nella fatica e spossatezza, del 62% nella depressione, del 67% nei problemi di memoria, del 79% nella fatica a concentrarsi, del 75% nella tosse e del 100% nella perdita di gusto e olfatto. Avevo una paziente che, addirittura, aveva manifestato la volontà di suicidarsi. Dopo poche sedute è tornata in forze come prima della malattia.

SUI DANNEGGIATI DA VACCINO ANTICOVID È ALTRETTANTO EFFICACE?

Ho in cura meno casi, una decina di soggetti che hanno riscontrato una connessione causale con la vaccinazione. Sono troppo pochi per esprimere un netto e chiaro giudizio scientifico. Alcuni sono migliorati, altri no. Ho notato esiti positivi in particolare nei pazienti che avevano problematiche cutanee.

Trovi l’articolo completo di Giorgio Simonetti sul numero 119 de L’altra medicina.