L’alcol non è un alimento: è un blando tossico epatico che crea dipendenza in quanto stimola i centri di ricompensa del sistema dopaminergico al pari di altre droghe.

Ovviamente é la dose che fa il veleno.

Controllare il consumo di alcolici, preservando il piacere di gustarne piccole quantità, deve essere un obiettivo primario per chi voglia mantenersi in salute e in forma.

L’eccesso di alcol non genera solo tossicità epatica, ma fa ingrassare, non tanto per il suo contenuto calorico, ma perché aumenta la resistenza insulinica.

L’alcol, a differenza di una qualsiasi bevanda zuccherata, non scatena immediatamente la risposta insulinica, in quanto lo zucchero é completamente trasformato dalla fermentazione.

Non è, quindi, la reazione immediata a farci ingrassare, ma la resistenza insulinica che gradualmente s’instaura a causa dell’aumentata secrezione di resistina, adipochina dagli effetti metabolici devastanti, in grado di predisporre al diabete in tempi brevi.

La valenza culturale del vino in Italia non è in discussione. Ma se vogliamo perdere grasso (e non perdere la salute) senza cadere in assurde diete di restrizione, dobbiamo prendere atto della necessità di moderare il nostro consumo di alcol. Perchè se dimagrire, nel nostro linguaggio, significa lasciare agire la leptina, attivare il metabolismo, spegnere insulina, ghrelina e galanina, è chiaro a chiunque abbia avuto la forza di leggere fino a qui che il consumo di alcolici lavora del tutto nella direzione opposta. Non sono le calorie dell’alcol a farci ingrassare, ma la sua capacità di squilibrare i nostri centri ipotalamici di regolazione.

Gli aspetti legati alla tradizione del vino in Italia non sono in discussione, ma il vino non dà nessun beneficio nutrizionale. Gli effetti benefici del resveratrolo, nel vino, vengono annullati dai ben più pesanti effetti nocivi dell’alcol. Meglio assumere il resveratrolo tramite il consumo di uva fresca o al più tramite integratori.

Trovi l’articolo completo del dott. Luca Speciani e della dott.ssa Lyda Bottino sul numero 110 de L’altra medicina.