Le allergie primaverili si iniziano a curare nella stagione autunnale e invernale, prima della manifestazione sintomatologica. Sorpresi? I trattamenti farmacologici a disposizione dei soggetti allergici, come gli antistaminici ed i cortisonici, sono ampiamente utilizzati durante il periodo primaverile per la loro azione su sintomi ed infiammazione, mentre l’unico trattamento in grado di agire sull’evoluzione della malattia è l’immunoterapia specifica, chiamata anche vaccino antiallergico.

In questo momento ci troviamo nel periodo dell’anno di maggior fioritura di graminacee, betullacee, olivo, parietaria: piante che all’interno del proprio polline contengono allergeni, ovvero quegli elementi responsabili della classica sintomatologia allergica, che comprende starnuti, prurito e lacrimazione degli occhi, naso che cola, tosse secca e difficoltà di respirazione. Sintomi che sono elementi identificativi di due particolari forme di patologie respiratorie: la rinocongiuntivite allergica e l’asma di natura allergica.

I dati ci parlano di un 30% della popolazione mondiale affetta da rinite, di cui il 50% affetto da rinite allergica. Di oltre 200 milioni di persone nel mondo affette da asma, di cui il 50% affetto da asma di natura allergica.

È preoccupante, inoltre, l’incremento di casi di patologie allergiche di natura respiratoria in ambito pediatrico: in Italia si stima che circa il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffra di asma bronchiale e che nell’ 80% dei casi sia associata ad allergia. Un bambino su 10 soffre di sintomi asmatici, 1 su 4 soffre di sintomi allergici.

Come si evince da questi dati, il problema delle allergie affligge una fetta di popolazione sempre più ampia, dagli adulti ai bambini, ma non tutti conoscono il giusto approccio da intraprendere. Qual è allora il corretto percorso da seguire per combattere le fastidiose allergie respiratorie con risultati che siano di medio-lungo periodo?

In primo luogo è fondamentale rivolgersi ad un medico specialista che possa fornire una corretta diagnosi. È bene evitare cure “fai da te” o intraprese “per sentito dire”, in quanto ogni caso di allergia è diverso dall’altro, pertanto la figura dell’Allergologo è fondamentale. L’unico trattamento considerabile come vera e propria cura, in grado di agire sulla progressione della malattia, è l’immunoterapia specifica, altrimenti conosciuta come vaccino antiallergico. Si tratta di una terapia che va ad agire sui meccanismi alla base delle risposte allergiche ed è pertanto in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, oltre che a permettere un controllo a breve e lungo termine dei sintomi.” – ha dichiarato la Direzione scientifica di Lofarma.

Ma cos’è esattamente l’immunoterapia allergene specifica?

Al paziente sono progressivamente somministrate dosi dell’allergene che causa la reazione allergica. La dose, ripetuta sistematicamente a intervalli regolari, induce una risposta del sistema immunitario (iposensibilizzazione) che permette di ridurre o eliminare i sintomi allergici provocati dal contatto con gli allergeni. Il vaccino antiallergico implica un approccio completamente diverso rispetto agli antistaminici e cortisonici, andando alla radice del problema: indurre nel sistema immunitario del soggetto ricevente un fenomeno di tolleranza verso l’allergene e di conseguenza ostacolare all’origine l’innesco della reazione allergica.

Perché diciamo che è bene attivarsi nel periodo compreso tra l’autunno e l’inverno? Fondamentale è prestare attenzione alle tempistiche di somministrazione: la terapia va iniziata con anticipo rispetto al periodo di maggiore fioritura di quel particolare polline proprio in virtù dell’esigenza di andare ad abituare il nostro sistema immunitario a quello specifico allergene.

La durata della terapia con vaccino antiallergico si estende per un periodo che va dai 3 ai 5 anni e può essere somministrata per via oromucosale o per via iniettiva. A tutto vantaggio della sicurezza, si possono utilizzare estratti allergenici modificati, applicabili in tutte le modalità di somministrazione. L’impiego di allergeni modificati permette al sistema immunitario umano di reagire a quel determinato allergene senza attivare il meccanismo stesso che scatena la reazione allergica ed è alla base degli effetti avversi, permettendo così di migliorare i profili di tollerabilità e sicurezza.