I dati, presentati qualche settimana fa da Alberto Donzelli e dal pool del CMS indipendente (Commissione Medico Scientifica) sono clamorosi: con l’eccezione degli anziani, i decessi avvenuti nel 2021 per la fascia dai 15 ai 74 anni, secondo i dati EuroMOMO, sono superiori rispetto a quelli avvenuti nel 2020, annus horribilis della pandemia. A partire da queste cifre la comunità scientifica dovrebbe aprire un serio dibattito per scoprirne le motivazioni.

Alberto Donzelli è medico specialista di igiene e medicina preventiva, pensionato e membro della Commissione Medico Scientifica (CMS) indipendente, sorta con l’intento di aprire un dibattito scientifico critico sulle strategie in atto riguardanti il Covid-19. Sta studiando tra l’altro i dati di mortalità totale in Europa e Israele, basandosi su dati pubblicati e accessibili a tutti, come quelli di EuroMoMo, e sulle cifre Istat per l’Italia. Perché studiare la mortalità totale, ovvero per tutte le cause? Perché rispetto a quella specifica, per una sola causa, è meno soggetta a errori di codifica e manipolazione. Inoltre rispecchia quanto a persone informate e consapevoli interessa di più: vivere più a lungo, per quanto possibile in buona salute, non “morire di qualunque cosa, purché non di Covid-19”.

Ebbene cosa ci dicono i dati di mortalità del 2021 finora analizzati?
La vaccinazione anticovid, nell’insieme dei paesi Europei e di Israele che inviano i dati a EuroMoMo, pare associata a un aumento di mortalità nelle prime due settimane dopo l’inoculazione vaccinale e dopo la ventesima. In particolare il Dott. Donzelli cita i ricercatori Hervé Seligmann e Spiro Pantazatos, che hanno riscontrato questa coincidenza analizzando le associazioni tra gli aumenti settimanali delle percentuali di inoculazione e la mortalità totale per sei classi di età su 23 paesi. Secondo i dati EuroMOMO tra le varie fasce d’età colpisce particolarmente quella tra i 15 e i 44 anni, dove appare – soprattutto nei trentenni – un surplus di mortalità totale che si è finora verificato nel 2021 rispetto al 2020 e al 2019. Solo per le fasce d’età 75-84 anni e maggiori di 85 anni il bilancio di mortalità 2021 fino a settembre appare migliore rispetto agli altri due anni analizzati.

I ricercatori citati concludono che i rischi del vaccino superano i benefici in bambini, giovani e adulti non a rischio professionale o che abbiano già superato l’infezione.
Limitatamente all’Italia qual è la situazione? Secondo i dati ISTAT analizzati, nel nostro paese abbiamo avuto una maggiore mortalità nel 2020 rispetto al 2021 (da gennaio fino a ottobre) solo per effetto dei numeri della Lombardia: se si tolgono i dati di quella regione il 2021 supera il 2020 come avviene in altri paesi europei. La cosa è anomala soprattutto se si ammette che con il Covid, nel 2020, ci si sarebbe aspettati un “harvesting”, ovvero una “mietitura” – usando i termini medici – di quella categoria di anziani che non sarebbero riusciti a far fronte alla letalità del virus. Perché dunque numeri maggiori nella parte centrale del 2021?

In particolare l’incremento di mortalità è evidente nei mesi estivi da maggio a settembre, periodo in cui vi è stato anche l’inizio della vaccinazione delle fasce più giovani della popolazione, ma anche la fine dei lockdown.

Il Dott.Donzelli ha poi illustrato gli eccessi di mortalità in Italia dal 2011 al 2021 prendendo in esame i mesi da gennaio a settembre. In particolare, a fronte di una discesa continua della mortalità (non normalizzata) negli anni precedenti, si nota la risalita della curva di mortalità per la fascia 30-39 anni.

Quello che tuttavia disturba è la risalita della curva di mortalità per la fascia 30-39 anni, che segna un +4,9% dei morti da gennaio a settembre e un +13,6% circoscritto da aprile a settembre. Un’impennata dovuta a che cosa? La ripresa delle attività lavorative? I suicidi? Le vaccinazioni che hanno interessato questa fascia d’età? I dati pongono interrogativi a cui è importante che la comunità scientifica cerchi delle risposte aprendo un dibattito pluralistico e senza pregiudizi.

Per quanto riguarda i decessi delle donne nella fascia 30-39 anni, nel 2021 troviamo 45 morti in più rispetto al 2020. Si tratta di valori bassi, ma è un fatto che per le donne questi numeri non siano mai aumentati negli ultimi dieci anni. Nel 2021 c’è un incremento: a che cosa è dovuto?

Un altro grafico che merita attenzione, è quello che riguarda i decessi totali estivi (giugno-settembre) dal 2011 al 2021 per la fascia di età superiore ai 65 anni. Ebbene non sono mai morti così tanti anziani come nell’estate 2021.

Considerata l’accelerazione con cui si susseguono decisioni ad altissimo impatto sanitario e sociale, in assenza di un reale dibattito sui loro fondamenti scientifici, la Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMS), formata per ora dai Prof. Marco Cosentino, Vanni Frajese e dai Dott. Alberto Donzelli, Patrizia Gentilini ed Eugenio Serravalle, ha chiesto al ministro della Salute e al Comitato Tecnico Scientifico di attivare con urgenza un tavolo di confronto scientifico. Tuttavia alla loro richiesta a oggi non è pervenuta alcuna risposta.

L’articolo completo, ancor più ricco di cifre e di riflessioni, lo potrete leggere nel fascicolo di marzo de L’altra medicina, in edicola a partire dal 20 febbraio.

Testo di Giorgio Simonetti