Come prevenire una tassa sulle bevande zuccherate

pretty brunette and an blank soda can, focus on drink

Come sostiene il comitato NoGrazie, da cui riprendiamo questo interessante spunto, prevenire è meglio che curare. Si sono probabilmente ispirati a questa massima i promotori di un referendum che, il 6 novembre 2018, chiedeva ai cittadini dello stato di Washington, USA, se fossero contrari a qualsiasi forma di sovrattassa sui generi alimentari (12). Ma non c’era nessuna legge o proposta di legge al riguardo; il referendum era di tipo preventivo, per evitare che alle autorità statali venisse in mente di tassare le bevande zuccherate, come stavano facendo da alcuni anni altri stati e città USA (13). Di questa e di altre modalità miranti a prevenire la cosiddetta sugar tax parla un articolo uscito nel febbraio del 2021 (14).

Usando un quadro di riferimento già usato per l’industria del tabacco, gli autori hanno analizzato le principali strategie usate dall’industria delle bevande zuccherate (Big Soda) per prevenire la sugar tax. Per farlo, hanno esaminato i siti dell’industria, rapporti governativi, documenti pubblici di varia provenienza e notizie apparse sui media cartacei ed elettronici. Dal 2017, quattro stati (Arizona, California, Michigan, Washington) hanno approvato, con o senza referendum, leggi che proibivano l’adozione di una sugar tax. In Arizona e Michigan non esistevano ancora tasse di questo tipo a livello municipale; negli altri due stati sì. In altri quattro stati (Illinois, New Mexico, Oregon, Pennsylvania), le proposte di leggi preventive sono state respinte da referendum popolari o dai parlamenti statali. Illinois e Pennsylvania avevano già delle città in cui la sugar tax era applicata. Le tattiche usate per promuovere leggi preventive erano le stesse dell’industria del tabacco:

  1. sostegno dell’industria a gruppi di cittadini o di operatori economici del settore (negozi, bar, ristoranti) contrari alla sugar tax;
  2. finanziamento (almeno 50 milioni di dollari) di campagne di comunicazione per i predetti gruppi;
  3. lobby nei confronti di politici locali (con relativi contributi economici);
  4. elaborazione di proposte di legge o referendum con testi ambigui atti a confondere gli elettori;
  5. minacce di azioni legali per scoraggiare i politici favorevoli alla sugar tax;
  6. campagne mediatiche, spesso millantando il sostegno (a volte reale) di associazioni di medici e dentisti;
  7. allargamento della mobilitazione e dell’azione legale ad altri stati e a livello nazionale.

L’articolo è ricco di dettagli, inclusi nomi e cognomi dei politici che si sono lasciati influenzare, per chi fosse interessato a saperne di più. Gli autori concludono con un appello alla comunità di sanità pubblica USA (e in Italia?) affinché si mobiliti contro queste strategie di Big Soda, come aveva fatto a suo tempo per Big Tobacco.

Riferimenti bibliografici

(12) https://ballotpedia.org/Washington_Ban_Sales_Tax_on_Groceries_Initiative_(2018)
(13) https://www.saluteinternazionale.info/2019/01/lepidemia-di-obesita-puo-aspettare/?pdf=13537
(14) Crosbie E, Pomeranz JL, Wright KE, Hoeper S, Schmidt L. State preemption: an emerging threat to local sugar- sweetened beverage taxation. Am J Public Health, Published online ahead of print February 18, 2021: e1–e10