Il ‘rosario’ indiano e i segreti del numero 108 C’è un numero importante nella tradizione indiana, il 108. E’ rappresentato in quello che noi traduciamo come ‘rosario’, utilizzato nel culto. Loro lo chiamano ‘Mala’. Viene utilizzato per la recitazione dei mantra: qual è il suo significato?
Ce lo spiega Carmen dell’Ayurvedic Point di Milano.
Mala significa letteralmente “ghirlanda di fiori” e costituisce uno degli importanti accessori del culto in quanto utilizzata come omaggio alla divinità. Ma vuol dire anche “rosario” composto di solito di 108 grani e chiamato anche Japa-mala (japa significa ripetizione) utilizzato per la ripetizione di formule mantriche e di preghiera. Un mala ha 108 grani e vi sono diverse interpretazioni su questo numero. Nella tradizione indiana il 108 è un numero sacro e simbolico. Il primo numero, 1, rappresenta Brahma, la Coscienza Suprema; nel numero 8 si ritrovano gli otto aspetti della natura (i 5 Elementi: terra, acqua, fuoco, aria, etere) più Ahamkara (l’Io, individualità o ego), Manas (la mente raziocinante ed analitica) e Buddhi (intelletto superiore, intuito, intelligenza creativa).
 
Lo zero rappresenta il cosmo, la creazione personificata nella divinità di Shiva. Il numero 8 è anche la Shakti, energia femminile primordiale, il potere della manifestazione, responsabile dell’espressione del mondo fenomenico nei suoi molteplici aspetti. Il numero 1 è l’unione di Shiva e Shakti, la fusione totale dei due principi opposti. Il numero 0 rappresenta la reintegrazione del Sè individuale con il Sè Universale. Ed ancora il 108 rappresenta la realtà:
* 1 rappresenta la verità Ultima
* 0 al centro rappresenta lo stato di Samadhi
* 8 rappresenta la natura creativa.
Infatti non viene detto 108, ma 1, 0 e 8. 108 è un numero che ricorre spesso sia nella tradizione induista che in quella buddhista. 108 sono i nomi di Shiva, Krsna, Visnu, Radha, Laksmi, Durga ecc… e di numerosi saggi indù. ll sistema Vedico identifica il 108 con l’universo od il supremo. Il dio Krishna aveva 108 gopi (pastorelle devote), e le stesse Upanishad sono 108; ci sono 108 luoghi santi frequentati dal dio Vishnu (Divyadesams). Ma a quanto pare più si scava nelle antiche scritture e più il numero 108 ritorna. Generalmente i grani sono fatti con semi di piante indiane (semi di loto, di bodhi, rudraksha) oppure in legno di sandalo, tulsi o ancora di pietre come cristallo di quarzo, giada, ambra ecc. In ogni mala c’è sempre un grano diverso in più, che forma l’estremità superiore e viene chiamato Meru (come il sacro monte), il punto di giunzione (altri nomi possono essere Bindu, Sumeru, Guru, Stupa). Il Mala va tenuto nella mano destra, si inizia a contare partendo dal Meru, non lo si sorpassa mai, ma si ritorna indietro nella direzione opposta. La recitazione di ciascun mantra viene sostenuta dallo scorrimento di un grano. Il Mala deve essere fatto scorrere solo tra il pollice e il dito medio, l’indice non interviene. Testo di Carmen Tosto, terapista dell’Ayurvedic Point di Milano: www.ayurvedicpoint.it