Quando un campagnolo viene spostato in un ospedale, o in qualche altro posto ‘risanante’, passa una crisi profonda. Lo stanno curando, sì, ma lo stanno anche amputando dell’aria della terra e del cielo che sono suoi quando è a casa. I familiari e gli amici possono venire a trovarlo, ma l’uva è maturata? E i cavoli invernali, han sofferto del maltempo di ieri? E al circolo, chi ha vinto il torneo di briscola chiamata?

Per la scienza medica le persone sono esseri dotati di braccia e gambe, di vari organi, arti e funzioni, di cromosomi con dentro notizie importanti, di una famiglia di provenienza, di un indirizzo, dei soldi che servono per pagare i ticket (e a volte le parcelle) – con una storia clinica da conoscere, e spesso con problemi da curare. 

Questo modello funziona sui libri di testo, nei centri medici dove la gente viene curata, e in genere nelle città. Lì si vive in edifici chiusi, spostandosi coi mezzi pubblici, in spazi civilizzati e asfaltati. Invece in campagna, o dovunque le abitazioni abbiano un po’ di terra e verde intorno, c’è in gioco qualcos’altro. Così la medicina classica ha bisogno di un po’ di aggiustamenti, quando si parla della salute delle persone di campagna. 

Non sono poche in paese le persone che altrove vengono chiamate ‘disabili’. C’è una bella donna che si muove tranquillamente da sola per le strade della montagna, su una carrozzella elettrica, e la trovi nei negozi, da sola, sulle sue tranquille stampelle. Un’altra bella donna è stata per anni gioia e ornamento delle vacanze in paese, poi si è ammalata duramente e – sempre più ostacolata dal male – si è mossa a lungo in carrozzina, ma non ha rinunciato al suo luogo del cuore. La sua casa era poco agibile (scale scomode e dislivelli vigliacchi sono la norma nelle case d’epoca, in montagna) così quelli che le volevano bene hanno creato per lei un passaggio su misura, nel fianco del percorso d’accesso. Le persone di qui sono sensibili all’amore di chi viene da fuori, e lo ricambiano con altrettanto amore. 

Poi c’è la Grande Minaccia, l’Alzheimer.

Il percorso fatto mille volte in macchina diventa improvvisamente traditore e si finisce fuori strada. 

Ci sono leggende anche di anni lontani, come la vecchietta che va a cogliere zucchine in un orto che in gioventù era suo; e la figlia che la manda a scusarsi coi nuovi proprietari, portando le zucchine incriminate.

E’ così, vivere in campagna è un vivere esigente. Non è come vivere in città con po’ di verde intorno, anche se in casa c’è il riscaldamento autonomo, la lavapiatti e il cancello ad apertura automatica.

Trovi l’articolo completo di Elena Speciani sul numero 121 de L’altra medicina.