Un lavoro pubblicato sul Journal of medical virology e liberamente scaricabile da Internet (all’indirizzo https://tinyurl.com/ymh2bus5), evidenzia quello che come Medici di Segnale ci sgoliamo di dire da sempre sull’uso del paracetamolo(Tachipirina e vigile attesa)

Questo studio di un gruppo di ricercatori di diversi atenei italiani,coordinati dal neurochirurgo Sergio Pandolfi di Roma e dal professor Giovanni Ricevuti dell’Università di Pavia ha messo seriamente in discussione la validità del protocollo Speranza per le cure domiciliari, asserendo addirittura l’opposto di quanto fin qui prescritto.

La tachipirina aumenta il rischio di evoluzione negativa del Covid. L’effetto del paracetamolo è quello di ridurre le scorte di glutatione, una sostanza naturale che agisce come antiossidante. La carenza di questa sostanza può portare a un peggioramento dei danni legati all’infiammazione causata dall’infezione da coronavirus. Il glutatione è il principale degli antiossidanti prodotti dall’organismo, che aiutano a combattere i radicali liberi. Una barriera naturale che non può mancare per mantenersi in buona salute. Ma che con il passare del tempo si indebolisce. La tachipirina aumenta il rischio di evoluzione negativa del Covid» infatti il paracetamolo riduce le scorte di glutatione.

Dunque, nel mirino degli scienziati finisce proprio la tachipirina: l’ingrediente principale della ricetta Speranza sulle cure domiciliari. Addirittura, riferisce la ricerca della coppia di esperti italiana: «L’uso del paracetamolo per trattare a casa i sintomi lievi della Covid-19, in particolare negli anziani con comorbilità, ha notevolmente aumentato il rischio di ricovero per dispnea da polmonite interstiziale», aggiungono i ricercatori. «Aumentando così l’enorme preoccupazione di affollare le unità di terapia intensiva».

Anche altri studi italiani che risalgono addirittura al maggio 2020 e che vantano le autorevoli firme del professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, e di Fredy Suter, ex primario di malattie infettive all’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo arrivano alle stesse conclusioni.

Cure domiciliari precoci.

In questi giorni è stato pubblicato il primo studio sulla banca dati medica ufficiale PUBMED e su riviste medico scientifiche internazionali sulla efficacia delle terapia domiciliari precoci anti-Covid : https//pubmed.ncbi.nim.nih.gov/341130113/ consultabile sul sito Pubmed liberamente.

Vi sintetizzo le conclusioni degli Autori in una revisione di 9 studi mondiali in cui si sono adottate terapie precoci nelle RSA e case di riposo per anziani, quindi soggetti fragili ed ad alto rischio di gravi complicanze come finire intubati in rianimazione.

Dalla revisione emerge in modo chiaro che l’idrossiclorochina è un farmaco molto efficace nel ridurre sintomi e mortalità negli anziani a patto che la terapia sia iniziata precocemente ai primi sintomi insieme ad un trattamento multifarmaco con antinfiammatori, antitrombotici ed in seconda battuta cortisonici e integratori come vit. C, vit. D, lattoferrina e probiotici fondamentali perché in presenza di disbiosi il Covid assume forme più aggressive.

I risultati sia della riduzione della mortalità che della severità della malattia sono enormi.

Come vedete i lavori scientifici iniziano a fare giustizia di chi come me adotta questa strategia dall’aprile 2020 in mezzo ad attacchi continui, ridicolizzazione ed in qualche caso di criminalizzazione da parte del main stream per ipotetici danni maggiori dei benefici nell’usare questa strategia.

Trovi l’articolo completo del dott Guido Marini, medico gastroenterologo, sul numero 111 de L’altra medicina.