Il miele è l’alimento prodotto dalle api a partire dal nettare o dalla melata.

Scegliere solo miele italiano da piccoli apicoltori è sicuramente una garanzia di qualità che ci permette di evitare le frodi oggi costanti sul miele importato, oltre che una scelta consapevole a sostegno della biodiversità e della natura.

La produzione di miele in Italia ha subito negli ultimi anni un calo drammatico dovuto in primis a pesticidi e maltempo, che hanno compromesso le fioriture e hanno decimato le api (numerosi sono stati i casi di moria delle api attorno agli alveari, a causa di campi agricoli trattati con vari tipi di pesticidi), e ai cambiamenti climatici, che sono nocivi tanto per l’uomo quanto per le api e altri insetti impollinatori. Ne hanno risentito due produzioni determinanti, miele di acacia al nord e di agrumi al sud. Ma anche la produzione di millefiori è stata scarsa.

Gli effetti del clima pazzo – rileva la Coldiretti – si vedono già adesso sugli alveari con una produzione di miele più che dimezzata attestandosi sulle 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni, mentre le importazioni hanno superato i 23 milioni di chili con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero importato dall’Italia proviene da due soli Paesi: Ungheria con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare. Altri Stati da cui importiamo miele sono l’Argentina, la Romania e la Polonia.

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori italiani nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercatini cittadini di Campagna Amica, dove afferiscono solo piccoli produttori del territorio circostante. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”.

Il miele è il terzo prodotto alimentare più contraffatto al mondo, dopo latte e olio d’oliva. Il “miele senza api” che arriva dalla Cina invade l’Italia ormai da alcuni anni. Per nascondere la contraffazione viene adulterato e miscelato con quello naturale e costa 1,20 euro al chilo contro i 4 euro di quello italiano (prezzi all’ingrosso, nella vendita al dettaglio il miele italiano costa circa 7 euro al chilo, in media). La CIA (Confederazione degli Agricoltori Italiani) lancia così l’allarme: si tratta, infatti, di un falso prodotto difficile da rilevare ai controlli alle frontiere che crea una concorrenza sleale fortemente penalizzante per l’apicoltura italiana.

Il falso miele venduto a prezzi bassissimi fa concorrenza sleale apicoltori che puntano sulla qualità.

Il miele “cinese” è in sostanza un finto miele creato a tavolino, con l’aggiunta di sciroppo di zucchero e con metodologie di produzione non conformi alle norme europee, dove l’uomo si sostituisce alle api nella realizzazione del processo di maturazione. I controlli in Italia sulle importazioni di miele si limitano solo al monitoraggio di alcune sostanze, come abbiamo visto, e quindi il finto miele cinese si vende nei supermercati ed è consumato da anni dai consumatori italiani, anche perché al fine di evitare in etichetta la dicitura “Origine: Cina” è sufficiente miscelare il miele cinese con miele di altri mercati europei e scrivere “miscela di mieli originari e non originari della UE”. E così è tutto perfettamente a norma di legge. Una truffa a norma di legge, insomma.

Trovi l’articolo completo di Gianpaolo Usai sul numero 105 de L’altra medicina.