L’abuso di antibiotici è un problema diffuso e in continua crescita, ma ancora sottovalutato.

Gli antibiotici vengono infatti prescritti anche quando non necessari, ovvero per la cura di infezioni virali come l’influenza, il mal di gola o un banale raffreddore. Un’analisi dell’Università di Harvard dei registri ambulatoriali e ospedalieri americani, pubblicata su JAMA Internal Medicine, spiega che con gli antibiotici si cura il 60% dei mal di gola e il 70% delle bronchiti, anche se meno di un paziente su dieci ne avrebbe effettivamente bisogno.

In queste situazioni, il loro utilizzo non solo è inutile, ma è anche dannoso per l’individuo, per l’intera comunità e per il pianeta.

L’origine degli antibiotici

Il termine antibiotico deriva dal greco antico ἀντί (anti’) e βίος (bios) “contro la vita”: si definisce antibiotico una sostanza prodotta da un microrganismo capace di ucciderne altri. Si tratta di medicinali efficaci esclusivamente per contrastare le malattie causate da batteri.

Il primo antibiotico a essere commercializzato e venduto fu il Prontosil, precursore orale della sulfanilammide: era il 1936. In realtà gli antibiotici hanno un’origine molto più antica. Egizi, Greci e Cinesi usavano infatti empiricamente muffe e piante, la cui efficacia nel curare determinate infezione era dovuta a sostanze antibiotiche prodotte dalle stesse, ma senza poter isolare le componenti con capacità antibiotiche attive.

Tornando in epoca moderna, a fine ‘800 Vincenzo Tiberio, un medico militare molisano, scoprì il potere battericida di alcuni estratti di muffe. Ben più famoso è il britannico Alexander Fleming, che nel 1928 scoprì in modo del tutto casuale la penicillina. Pochi anni dopo, i colleghi Ernst Chain e Howard Walter Florey ottennero gli antibiotici in forma pura utilizzabili e commercializzabili. Nel 1945 tutti e tre i ricercatori conseguirono per tale motivo il premio Nobel per la medicina.

Abuso di antibiotici e antibiotico-resistenza

“Gli antibiotici sono stati l’arma silenziosa più potente del secolo, vincitori di numerose battaglie contro malattie inguaribili per decenni”, dichiara la Fondazione Veronesi.

Il problema, dunque, non è il farmaco in sé ma il suo utilizzo improprio, che genera la cosiddetta antibiotico-resistenza. Si tratta di un fenomeno naturale che i microrganismi “intelligenti” mettono in atto per adattarsi e combattere l’azione del farmaco, diventando così in grado di moltiplicarsi e diffondersi indisturbati in diversi tessuti e organi. L’abuso di antibiotici ha creato ceppi di batteri resistenti al trattamento, trasformando infezioni comuni e facilmente curabili da decenni in malattie letali per i soggetti che hanno appunto sviluppato la resistenza.

“Il problema della resistenza di alcuni patogeni rappresenta una delle emergenze sanitarie del terzo millennio“, spiega sempre la Fondazione Veronesi. Nell’aprile 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un allarmante report globale sullo stato attuale della resistenza batterica agli antibiotici, sottolineando come in molti il paesi il fenomeno non sia adeguatamente riconosciuto.

L’abuso di antibiotici provoca anche danni alla salute dell’ambiente. L’Unep (United nations environment programme) spiega che il loro utilizzo comporta un forte rischio di inquinamento ambientale di acqua, suolo e vegetazione. Una grave minaccia per l’uomo e per la Terra che non possiamo più ignorare.

Sul numero 89 de L’Altra Medicina (ottobre 2019), in edicola fino al 20 ottobre e poi acquistabile online, trovate maggiori informazioni sull’abuso di antibiotici, in particolare in ambito odontoiatrico.