La sindrome metabolica è una condizione clinica caratterizzata dall’insieme di più fattori che predispongono allo sviluppo di patologie cardiovascolari.

Sono numerosi gli studi recenti che documentano il ruolo svolto dal sonno nell’insorgenza di numerose patologie: tra cui appunto la sindrome metabolica.

Un lavoro recente pubblicato sulla rivista Sleep Medicine ha indagato proprio sugli effetti di vari fattori correlati allo stile di vita, come ad esempio la ridotta durata del sonno, il lavoro a turni e l’insufficiente numero di giorni di riposo, in correlazione proprio con lo sviluppo della sindrome metabolica.

Il  lavoro a turni causa la distruzione del nostro orologio biologico che viene definita cronodistruzione. Pensare di poter recuperare una notte di sonno persa dormendo durante il giorno successivo è impossibile in quanto il sonno diurno che segue una notte di lavoro è più leggero ed insoddisfacente di quello notturno.

Uno studio ha esaminato lo stile di vita di 39.182 uomini giapponesi per un massimo di 7 anni. Questa analisi ha identificato diversi fattori, collegati allo stile di vita, che sono significativamente associati allo sviluppo di sindrome metabolica, tra questi: la ridotta durata del sonno (inferiore a 5 ore al giorno), il lavoro a turni, l’insufficiente numero di giorni di riposo, l’aumento del senso di fame che è causato, come dimostrato da studi del passato, dalla riduzione dei livelli di leptina, l’ormone che ci impedisce di mangiare e l’aumento dei livelli di grelina, l’ormone che, invece, aumenta il senso di fame, inoltre, in chi dorme poco aumenta la suscettibilità nei confronti degli alimenti ricchi di zucchero, come ad esempio i dolciumi; la ridotta attività fisica, causata dalla stanchezza che segue una notte di lavoro, il consumo di alcool maggiore o uguale a 60g al giorno ed infine il fumo.

Un numero crescente di studi ha trovato le associazioni tra il consumo di macronutrienti alimentari e gli esiti del sonno. La durata del sonno è positivamente associata al consumo di ferro e zinco, ma negativamente associata alla vitamina K e alla vitamina B12 .

Il magnesio, un cofattore coinvolto in oltre 300 sistemi enzimatici, regola diverse reazioni biochimiche nel corpo.

Si è visto che il magnesio stesso è molto utile per regolare il cronometraggio cellulare in cellule sia animali che vegetali , quindi è utile mantenere i normali ritmi circadiani e garantire un sonno di qualità negli esseri umani. L’assunzione di basso contenuto di magnesio nella dieta è risultata associata a un sonno povero.

Trovi l’articolo completo sul numero 103 de L’altra medicina.