Un medico si trova spesso a dover convincere i propri pazienti a mangiar sano e fare movimento con regolarità. In altre parole, deve indurre un cambiamento di stile di vita, impresa di certo non facile.

Da chi non può rinunciare al cucchiaino di zucchero nel caffè a chi non vuole smettere di fumare, le resistenze da combattere sono numerose e molto radicate. Abitudini che sappiamo che ci fanno male, ma di cui non possiamo fare a meno. Come possiamo superare queste resistenze?

Opus di Trabucchi: cervello rettile e razionalità

Il libro “Opus”, scritto da Pietro Trabucchi, psicologo che da anni si occupa di prestazione sportiva, può aiutarci a superare queste resistenze con un approccio scientifico. L’autore spiega come il nostro cervello rettile (ovvero la componente ancestrale del nostro cervello, che abbiamo appunto in comune con i rettili) segua istruzioni di sopravvivenza elementare, mentre la nostra corteccia più recente (in particolare i lobi prefrontali) sia invece la componente cerebrale che ci permette scelte più elaborate.

Questa possibilità di scelta razionale ci differenzia da ogni altro animale. Se si mostra del cibo a un gatto affamato, questo lo mangerà senza porsi dubbi, perché il suo cervello rettile così ha comandato con soddisfazione per milioni di anni. Un uomo invece può decidere di non mangiarlo per non ingrassare, perché vuole dividerlo con altre persone, perché sta per partire per una gara o perché sa di essere intollerante a quel cibo. Così va in conflitto con il proprio cervello rettile, istintivo, traendone tuttavia un vantaggio maggiore, nel tempo, rispetto alla soddisfazione istintiva immediata.

Conflitti insanabili con la sottomissione

Se sto seguendo un programma di preparazione per una maratona dovrò rispettare gli allenamenti pianificati e in alcuni giorni, nonostante il freddo e la pioggia, dovrò alzarmi all’alba per correre. In quelle mattine il mio cervello rettile si opporrà con decisione alla nostra volontà razionale di uscire ugualmente. Per alcuni la soluzione sembra essere in una brutale forza di volontà che sappia imporre con veemenza le esigenze razionali a quelle istintive.

La verità è che le dinamiche interne all’organismo non possono e non devono mai essere trattate con la soppressione e la sottomissione. Come afferma Trabucchi, il compito della corteccia prefrontale non è quello di contraddire e sottomettere gli istinti rettiliani, quanto piuttosto quello di assecondarli e di indirizzarli verso un obiettivo evolutivo più soddisfacente. Compito che alla fine consentirà un lavoro sinergico invece che una sterile contrapposizione. Ma come fare allora a lavorare da amici e non da nemici?

Obiettivi ambiziosi ma raggiungibili

La corteccia prefrontale lavora per obiettivi: è importante che questi siano ambiziosi e al tempo stesso raggiungibili. Il raggiungimento di un obiettivo (maratona sotto le tre ore, dimagrimento in salute, successo lavorativo) non deve essere né troppo facile né percepito come impossibile, perché in tal caso non produce dopamina, il neurotrasmettitore della soddisfazione e della realizzazione personale. Se invece l’obiettivo viene raggiunto grazie all’impegno, ecco che la dopamina va a “coccolare” il cervello rettile, che in futuro tenderà a favorire comportamenti che vanno in quella direzione.

Con una pianificazione graduale e intelligente, si può rendere ambiziosi ma raggiungibili i primi step di un piano di allenamento complesso e produrre dopamina a sufficienza per far sì che il suo cervello rettile non si opponga a nuovi impegni, ma ne sia gratificato. Stessa situazione per una persona in sovrappeso: quando riesce a ottenere i primi risultati gratificanti, produce sufficiente dopamina da trasformare il suo “rettile” in un buon alleato per i più difficili passi successivi.

Molti fallimenti, terapeutici o sportivi, nascono proprio dalla non comprensione di questo importante aspetto che Trabucchi evidenzia: le risposte psicofisiche agli stimoli devono essere in linea con le attitudini del nostro cervello rettile, ma possono essere anche mirate a obiettivi dilazionati nel tempo (dieta, maratona) se si ha l’accortezza di stimolare il cervello rettile stesso con piccoli traguardi sfidanti e gratificanti. Nessun obiettivo potrà essere veramente raggiunto se i nostri comportamenti per perseguirlo saranno stati forzati o obbligati.