La sicurezza vaccinale è un diritto soprattutto quando si rende obbligatoria.

I governi stanno investendo somme imponenti nell’acquisto dei vaccini anti Covid per attuare enormi campagne di vaccinazione, con straordinario impiego di risorse finanziarie e umane

La Rete Sostenibilità e Salute ha preso posizione rispetto alla globale campagna di vaccinazione anti Covid e ha diffuso un documento assai significativo che trovate sul numero 104 de L’altra medicina.

Praticamente tutta la produzione di vaccini pianificata (due miliardi di dosi nel 2021) è stata già acquistata dagli Stati più ricchi, dove vive meno di un sesto della popolazione mondiale, e in quasi 70 paesi a basso reddito la maggior parte della popolazione rischia di non poterne avere accesso. Questo percorso di ricerca e sperimentazione senza precedenti aiuterà a contrastare la pandemia, ma discuterne i limiti e ragionare sui presupposti scientifici e operativi può aiutare una corretta gestione istituzionale e nelle azioni dei singoli. Un clima di fiducia e collaborazione sarà possibile se le istituzioni  baseranno le decisioni di salute pubblica su trasparenza, assenza di conflitti di interessi, vigilanza post-vaccinale capillare, efficace e attendibile, precedute da un’ampia disponibilità al confronto anche con chi esprime critiche e avanza proposte in modo scientificamente motivato.

Rispetto agli standard dei vecchi vaccini, le sperimentazioni per i vaccini antiCovid-19 si sono svolte con tempi molto brevi giustificati dall’urgenza e dalla gravità della pandemia, dalle nuove tecnologie utilizzate e dall’enorme erogazione di fondi pubblici.

AIFA ha ricordato che “ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione” e inoltre “vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà la difesa immunitaria”.

A oggi non si può dunque sostenere che la vaccinazione produrrà immunità di gregge e, già per questo, le proposte di renderla obbligatoria confliggerebbero con la sentenza n. 258/94 della Corte Costituzionale che afferma, come primo requisito per leggi sull’obbligo di vaccinazioni che ci sarebbe compatibilità con l’art. 32 della Costituzione “se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”, oltre che “… non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato”, salvo che per sole conseguenze temporanee e di scarsa entità.

Non è scontato che i dati di efficacia e sicurezza noti si estendano a tutta la popolazione.

Allo stato delle conoscenze è opportuna la scelta di iniziare con vaccinazioni mirate alle categorie a maggior rischio di gravi conseguenze in caso di malattia. La durata della protezione è oggi sconosciuta: sono previste due dosi per il ciclo primario, ma non

si sa se, quando, e con che frequenza serviranno iniezioni di richiamo.

Le mutazioni di SARS-CoV-2 ci sono e la pressione selettiva di una vaccinazione di massa potrebbe indurre mutazioni più importanti e ridurre l’efficacia; è un problema da sottoporre a stretto monitoraggio per eventuali modifiche dei vaccini.

Trovi l’articolo completo sul numero 104 de L’altra medicina.