L’acqua è senza dubbio oltre che un diritto anche una componente essenziale della dieta del paziente e del suo bilancio idroelettrolitico.

Una delle lotte più estenuanti che mi è toccato fare ogni giorno quando sono stato ricoverato è stata quella per avere un po’ più di acqua rispetto alle due bottigliette da 1/2 litro che vengono distribuite con i pasti.

Alla mia richiesta di avere dell’acqua la risposta non è mai stata “sì”, ma sempre cose tipo: “noi non ce l’abbiamo”, “provo a vedere se c’è rimasto qualcosa”, “devi fartela portare dai parenti” addirittura in un reparto una OSS mi ha detto “se nell’altro reparto te la davano vuol dire che la rubavano agli altri pazienti”. Solo una volta mi hanno risposto diversamente, la sera del ricovero, venivo da 7 ore di PS a Carpi, alle 22 ho chiesto all’infermiera un po’ d’acqua e mi ha riposto “no finché non viene il medico in visita, che magari deve fare qualcosa (sottinteso: per cui serve che non abbia bevuto)”. Il medico è arrivato alle 24.30! Una notte alle 3.00 (dopo 3 ore ininterrotte di fitte dolorosissime alla schiena) ho chiesto un po’ di acqua ad una infermiera che mi ha risposto “vedo se è rimasto qualcosa ma se no devi aspettare che te la portino (nemmeno a colazione ma solo a pranzo e a cena)”. Non è più tornata.

Dopo qualche giorno ho fatto un gesto un po’ plateale: mi sono fatto consegnare 20 bottigliette dal Burger King con deliveroo!

Un giorno mi è venuto in mente di chiamare direttamente gli uffici della società che gestisce la mensa dell’ospedale in cui ero ricoverato, alla precisa domanda se fosse possibile avere piu acqua per un paziente ricoverato, mi hanno risposto “i reparti hanno la possibilità di ordinare generi extra, aggiuntivi al pasto come ad esempio l’acqua tramite il gestionale di prenotazione. In alternativa, per necessità urgenti, il reparto stesso può comunicare via mail alla cucina.” Quindi quel giorno ho chiesto a una OSS di fare così e mi ha detto “Ok, e quante bottigliette vuole fargli arrivare ogni giorno?” E io “quattro”,  “ok da domani gliene ne portano quattro”. Facile come bere un bicchiere d’acqua.

Allora da medico, ma che non ha mai lavorato in ospedale, mi sono chiesto: se  è così facile, perché mi hanno fatto tutti (nessuno escluso) penare così tanto in questi 15 giorni e perché anche tutti gli altri pazienti ricoverati continuano a farsi comprare l’acqua alla macchinetta dai parenti? Ma soprattutto perché non inseriscono nel menu con cui fanno l’ordine per il giorno dopo, la voce “quantità di acqua desiderata”?

Allora ho provato a fare due conti.

Il costo del menù di un ricoverato si aggira sui 12€, il costo di una bottiglietta da mezzo litro va dai 7 centesimi (stima di un mio vicino di letto, albergatore e ristoratore) ai 10 centesimi (prezzo su ingrossobevandemilano.it), facciamo 8, che per due bottigliette extra (per raggiungere i due litri d’acqua al giorno) fanno 0.16€. Dubito che ci facciano morire di sete per risparmiare 160€ (facciamo che in questo ospdale ci siano circa mille letti per semplificare i conti) al giorno su un appalto da 12.000€ al giorno.

L’acqua alla macchinetta costa 0,6€ ed è forse una delle poche cose che giustifica la presenza delle macchinette in tutto l’ospedale in quanto il resto è cibo e bevande inutili quando non dannosi per la salute.

Vuoi vedere che la ditta che ha in appalto i pasti rinuncia ai suoi €160 al giorno per “favorire” quella che ha l’appalto delle macchinette che cosi, vendendo a pazienti, parenti e visitatori anche solo le due bottigliette che mancano, può guadagnare 1200€ al giorno (438.000€ all”anno)?

Com’è che diceva Giulio Andreotti? “A pensar male si fa peccato però…”

Trovi l’articolo del dott. Marco Pignatti sul numero 119 de L’altra medicina.