La paura della morte ha diverse ragioni:

  • suscita ripugnanza perché è associata alla decomposizione del corpo;
  • è l’ignoto per eccellenza: di essa infatti ignoriamo che cosa sia, come e quando avverrà, se ci sarà un dopo;
  • è associata al dolore della perdita di chi amiamo;
  • perché temiamo di soffrire;
  • perché ci sentiamo soli e inermi: si nasce e si muore soli, ci dicono.

Nella riflessione scientifica, emergono diverse sfaccettature della paura della morte e diversi termini per indicarle: vi si ritrovano espressioni come death anxiety, fear of death, death threat, death concern, fear of non-existence (Neimeyer et al., 1994), che non sono esattamente sinonimi e che assumono significati specifici all’interno delle diverse teorie.

Partendo dalla riflessione di Neimeyer e colleghi (1994), si possono distinguere:

  • la paura di morire (fear of death) nell’immediato, che è uno stato emotivo più o meno acuto;
  • l’ansia relativa alla morte (death anxiety), che ha una connotazione di malessere non specifico, data l’incertezza sulle circostanze della morte e che sembra prevalentemente un tratto;
  • la preoccupazione di morire (death concern), che implica il pensare ripetutamente alla morte e che può anche coincidere con l’essere consapevoli della propria mortalità (awareness of death);
  • la  minaccia percepita (threat), intesa come minaccia al senso della vita e come minaccia alla realizzazione dei principali progetti della vita (Tomer, 1994);
  • le varie paure relative alle circostanze della morte (paura di soffrire, di morire soli, di morire in modo violento o prematuro, della malattia, di risvegliarsi nella tomba, della decomposizione del corpo, di far soffrire chi resta…);
  • la paura della perdita (delle persone care, della propria identità sociale, della felicità raggiunta e di beni della vita, del corpo, di essere dimenticati ecc.);
  • la paura dell’ignoto;
  • la paura della punizione  o del giudizio divino dopo la morte;
  • la paura dell’annientamento della coscienza e del sé (annihilation, nothingness), che è un’angoscia esistenziale diversa dalle altre paure relative alla morte, non ha un oggetto concreto e riguarda la condizione dopo la morte, percepita come non-esistenza (fear of non-existence; Behrendt, 2010).

La paura della morte è un’esperienza universale, sfaccettata e multiforme, che comprende aspetti biologici, psicologici, sociali, culturali e spirituali e che di fronte ad essa gli individui e le culture mettono in atto meccanismi difensivi, come sostiene la Terror Management Theory, e comportamenti proattivi, come sostiene la Meaning Management Theory. Secondo la TMT, esiste un conflitto di base risultante dall’avere un istinto di autoconservazione e insieme la comprensione dell’inevitabilità e impredittibilità della morte. Tale conflitto genera terrore, che viene gestito tramite una combinazione di evitamento e credenze culturali, con le quali si reagisce alla realtà biologica attraverso la ricerca di senso e di valore (Greenberg et al., 1986; Solomon et al. 1991). Secondo la MMT, invece, è la ricerca del significato la motivazione primaria, ed è in mancanza di essa che si scatena il terrore della morte (Wong et al., 1994; Wong, 2010; Wong, 2012).

Trovi l’articolo completo della dott.ssa Patrizia Scanu sul numero 103 de L’altra medicina.