L’arrivo dell’inverno coincide con l’inizio della stagione influenzale: febbre, raffreddori, bronchiti e anche complicanze gastroenteriche. In alcuni casi, la gravità e la durata dei sintomi sono così fastidiosi che non si riesce a evitare l’uso di antibiotici. Ma è sempre necessario trattare febbre e influenza con gli antibiotici? Scopriamolo insieme.

Il medico di segnale

Il medico di segnale è abituato a rispettare la febbre, la diarrea, il catarro e tutti i sintomi di eliminazione che aiutano l’organismo a liberarsi da tossine, germi e virus. Tanto più forte saranno i sovraccarichi ed errori, tanto più potente sarà l’operazione di “pulizia” interna. Se questo è vero, l’aggressività con cui spesso si trattano influenze e raffreddori perde di significato.

Non a caso il raffreddore è spesso usato come esempio paradigmatico di impotenza della medicin: si dice, ironicamente, che il raffreddore passa in una settimana se non si fa nulla, ma in soli sette giorni con i farmaci. Interessante anche riprendere la teoria di Ippocrite delle due medicine: quella degli schiavi, che dovevano essere in poco tempo rimessi in forze per dare servizio al loro padrone, e quella degli uomini liberi, che potevano invece essere curati con lentezza e rimuovendo le cause di malattia in modo stabile e duraturo. Quando aggrediamo le malattie invernali con farmaci soppressivi non stiamo diventando un po’ tutti schiavi?

Aiutare le risposte naturali

Tra i cardini della medicina di segnale vi è quello di rispettare, e se possibile aiutare, le risposte difensive naturali dell’organismo. La febbre (ma anche le espettorazioni, la tosse, il muco, la diarrea, il vomito, l’inappetenza) sono strumenti potenti di difesa dell’organismo e – seppur con l’attenzione individuale a casi particolari – non dovrebbero essere ostacolati, pena un innaturale perdurare dei sintomi. Usare paracetamolo, analgesici e anti diarroici impedisce al corpo di eliminare virus e batteri, e prolunga, aggrava, manda in profondità la malattia.

L’uso di antibiotici non giustificato è dannoso (per i microbi intestinali) e non ha alcun effetto – se non ulteriormente squilibrante – su queste patologie virali. Per uscirne in tempi brevi servono:

  • riposo
  • dieta leggera (con molta frutta e verdura fresca)
  • bere molta acqua
  • come aiuto, oli essenziali (tea tree), fitoterapici (echinacea, eleutherococcus), vitamina C, vitamina D, oligoelementi (rame, zinco, manganese, selenio)

Un individuo altrimenti sano non deve temere una febbre di un paio di giorni, anche fosse a 40 gradi. Lasciamo che la natura faccia il proprio corso e aiutiamo l’organismo a difendersi e a produrre anticorpi in modo naturale. Questa è l’unica difesa che può rafforzarci, farci guarire davvero e prevenire eventuali ricadute.

No al paracetamolo facile

La scienza conferma appieno la visione della medicina di segnale. Un lavoro di DJ Earn e altri del 2014 (Proc Biol Sci, Population-level effects of suppressing fever) dimostra con chiarezza che l’utilizzo di antipiretici (la famosa tachipirina, o paracetamolo, che alcuni pensano essere poco più che acqua fresca), ostacolando il naturale processo di guarigione, prolunga il tempo di degenza e produce un maggior numero di complicanze (che poi talvolta richiedono l’uso di antibiotici), favorendo infine la diffusione dell’influenza a livello di popolazione.

Tratto da un articolo del dottor Luca Speciani sul numero 101 de L’Altra Medicina (dicembre 2020-gennaio 2021), acquistabile online e in edicola.