Ci racconta la sua esperienza la giornalista Elena Speciani sul numero 108 de L’altra medicina.

Elena è una professionista seria, e questo testo avrebbe dovuto essere consegnato tre giorni fa. Solo che aveva da trapiantare le zucchine e i peperoni, e seminare i ravanelli. Il meteo del telefonino annunciava un paio di giorni umidi, ma dopo il sole avrebbe picchiato forte per tutta la settimana. Per dire: una scadenza in ritardo di solito è un problema, ma se ti perdi l’attimo l’insalata si ammoscia ed è capace di fartela pagare per tutta la stagione.

Ebbene sì, adesso Elena è una “contadina col computer”. Fondamentalmente è una di città, nata e vissuta a Milano, e lì ha imparato il suo mestiere, che è scrivere; negli uffici, e nel web. Un paio d’anni fa – sia lodato lo smart working – si è trasferita in un piccolissimo paese valsesiano, sugli ottocento metri di altezza: poco prima che cominciasse il Grande Casino, giusto il tempo di disfare gli scatoloni e di ambientarsi un po’. Il che significa – potenza di un buon istinto di marketing! – che il Covid e i blackout e tutti gli orrori connessi  li ha vissuti in scioltezza, con fiori e piante verdi fuori dall’uscio, orticelli ben forniti a pochi passi, l’aria buona dei boschi e il giro delle stagioni su tutti i sentieri.

Così è cominciata per lei, il marito e il vecchio pappagallo una nuova vita, un po’ uguale un po’ diversa, imparando alcune migliaia di cose nuove, di cui parecchie sorprendenti.

Trovi l’articolo completo di Elena Speciani sul numero 108 de L’altra medicina.