Un gran numero di sportivi fa uso di terapia sostitutiva ormonale tiroidea con levotiroxina (commercialmente eutirox, tirosint, tiche, tiroide secca).

L’uso e l’abuso di tale farmaco dipende sia dalla tendenza iperprescrittiva, sia dalla scarsa conoscenza da parte del mondo medico delle dinamiche fisiologiche e metaboliche di chi fa sport, spesso diverse da quelle del sedentario. Molti atleti sono quindi sotto terapia senza averne bisogno, e il trattamento non necessario può influenzare in negativo la prestazione.

Come funziona la tiroide

Il primo segno di una tiroide lenta è un leggero innalzamento del TSHI (thyroid stimulating hormone), l’ormone ipofisario che ha lo scopo di stimolare la tiroide a lavorare di più. Il TSH rappresenta in un certo senso il “frustino” del cocchiere che deve far trottare il “cavallo” tiroide.

È un esempio di regolazione dall’alto, semiautomatica: quando la tiroide è difettosa, l’ipofisi ci mette una pezza aumentando un po’ il tiraggio. Il fatto che i valori di fT3 e fT4 si mantengano nel range di normalità significa che non vi è nulla di grave e che il problema va inquadrato nei termini di un lieve ipotiroidismo subclinico, dove per subclinico si intende “con assenza di qualunque sintomo”.

Rallentamento non è sinonimo di patologia

Questo è un punto fondamentale da capire: un rallentamento subclinico non rappresenta una patologia, ma solo il segno (non necessariamente determinante) di una possibile futura patologia.

Trattare un paziente con il solo TSH più elevato della norma con terapia sostitutiva ormonale (eutirox, tirosint, Tiche, tiroide secca) è dunque concettualmente errato. A spiegarlo è anche il lavoro di Garber pubblicato su Endocrinological practice (“guidelines for hypothyroidism in adults”) co-sponsorizzato dalla American Association of Clinical Endocrinologists e dalla American Thyroid Association. La ricerca mette in guardia dal trattare con ormone sostitutivo tutti quei pazienti che presentino valori di fT3 e fT4 nella norma, fino ad un valore di TSH pari a 10. Il rischio è di indurre ipertiroidismo iatrogeno (cioè causato dal farmaco), con insonnia, tachicardia, deperimento e agitazione.

Le cause del rallentamento tiroideo

Le cause che possono indurre l’ipotalamo a rallentare dall’interno la tiroide sono le più diverse e legate alle difficoltà quotidiane del vivere. Ogni segnale di emergenza, di pericolo, di inquietudine, di incertezza verso il futuro può influenzare il ritmo tiroideo.

Il problema fisico che più di tutti è in grado di generare rapidamente ipotiroidismo è senza dubbio la carenza energetica. Carenza che può essere diretta (anoressia, diete ipocaloriche) o anche indiretta (anziani, malassorbimenti, dissenteria cronica, malattie infiammatorie intestinali, celiachia, chirurgia bariatrica, amfetamine, vomito autoindotto, lassativi). Può anche dipendere da uno sbilancio energetico da eccesso sportivo: quando non si mangia a sufficienza il corpo si difende rallentando i consumi, e la tiroide è il primo organo a rispondere in quella direzione.

Bilanciare il carico

L’eccesso di movimento fisico rientra tra le cause di ipotiroidismo. In questo caso il problema non è però legato al movimento in sé, quanto piuttosto all’eventuale alterazione del bilancio energetico dovuta alle calorie sportive consumate. Compito del terapeuta dunque è in questo caso solo quello di bilanciare l’attività svolta con l’apporto energetico alimentare.