Chi pratica Hatha Yoga ha una materia grigia più sviluppata e migliori performances cognitive. Lo suggeriscono i ricercatori della Duke University.

La materia grigia è costituita dal corpo dei neuroni, da cui si dipartono le fibre nervose (assoni) che formano il sistema nervoso. Avere più materia grigia significa che ci sono più neuroni, cellule che si perdono col trascorrere degli anni e in diverse malattie. A meno che il cervello non sia in grado di sostituire i neuroni persi con altri, un fenomeno conosciuto come neuroplasticità.

Alla Duke university hanno voluto andare a fondo utilizzando la risonanza magnetica per misurare il volume della materia grigia di alcuni volontari: la metà praticava Hatha Yoga, l’altra metà no. I soggetti avevano per il resto caratteristiche del tutto simili (età, livello educativo, ecc.). Tutti sono poi stati sottoposti a test cognitivi solitamente usati da neurologi e psichiatri: test che misurano funzioni cognitive come la memoria e l’attenzione.

Senza ombra di dubbio la risonanza magnetica dice che i praticanti Yoga hanno una materia grigia di maggiori dimensioni rispetto ai controlli. E questo in diverse aree cerebrali, comprese quelle coinvolte nella memoria e nell’attenzione, ma anche altre. Inoltre, gli anni di pratica Yoga correlano con la materia grigia: più anni di pratica, più materia grigia.

Non solo. E’ anche emerso che chi aveva una materia grigia più grande, cioè le persone del gruppo Hatha Yoga, aveva anche funzioni cognitive migliori. Meno deficit mnemonici, di concentrazione, di attenzione.

Per quanto tempo bisogna praticare Yoga per vedere questi effetti? Naturalmente, si dovrà approfondire la questione ma i volontari che hanno partecipato allo studio della Duke praticavano Hatha Yoga da almeno 5 anni, regolarmente, con 3-4 sessioni alla settimana.

Si riapre ora un campo d’indagine molto interessante, che vede schierata in prima linea un’università prestigiosa. Se questo tipo di risultati troverà conferma,  lo Hatha Yoga, e in generale le pratiche a componente mindfulness, si proporranno con forza (cioè sostenute anche dai dati scientifici) per il trattamento dei disordini legati all’atrofia della materia grigia o al decadimento cognitivo.

Ecco una breve lista di questi disturbi o malattie: depressione, deficit cognitivo associato all’età, dolore cronico, disordine da stress post-traumatico, dipendenze da fumo, alcol e psicostimolanti.   

Evid Based Complement Alternat Med. 2012;2012:821307