Lui si chiama Ronald Braunstein. E’ un direttore d’orchestra. Ma è anche affetto da un grave disturbo mentale, il disordine bipolare. Per questo ha creato l’orchestra a Boston: per aiutare sé stesso e quelli che soffrono della stessa patologia con la musica. L’orchestra si chiama Me2 perché , spesso, quando Braunstein dichiarava agli altri musicisti di essere alle prese con una diagnosi bipolare, gli altri rispondevano “Me too”, anch’io.

Contro il disturbo bipolare, ma non solo

Ha creato e dirige anche altre orchestre per combattere lo stigma della malattia mentale. La musica è un antidoto potente. Decine di ricerche mostrano che può combattere la depressione, ridurre la pressione arteriosa e il dolore. Il tema è di grande attualità: i National Institutes of Health (NIH) statunitenesi hanno varato un programma chiamato “Sound Health: Music and the Mind». Il direttore dei NIH, Francis Collins, ha dichiarato: «Stiamo mettendo insieme neuroscienziati e musicisti perché parlino un linguaggio comune». Pista calda supportata ad alti livelli.

Quel problema che non usciva allo scoperto

Braunstein oggi ha 63 anni e ha sperimentato su se stesso i benefici del fare musica. Il suo talento musicale è fuori discussione: è stato il primo americano ad aggiudicarsi l’ambito premio Karajan International Conducting Competition. Si dice consapevole che il disordine bipolare l’ha aiutato nella carriera: imparava presto, restava sveglio tutta la notte, non mangiava. Per lui c’era solo la musica. «Il mio disordine bipolare – dice – non era controllato. Non si riusciva a identificarlo facilmente. La maggior parte delle persone pensava che fossi meraviglioso». Il suo talento mascherava il problema mentale.

La musica porta sollievo

La diagnosi è arrivata solo quando aveva 35 anni. A quel punto, insieme a un’altra musicista (cui era stata diagnosticata una depressione) Braunstein ha creato la sua orchestra Me2 che accoglie musicisti affetti da malattie mentali, i loro famigliari e amici che arrivano in supporto. La musica può fare una grande differenza e non solo per le persone con la malattia bipolare.