Sissignori, aumenta l’evidenza che il consumo di cavoli e in generale delle Crucifere possa avere un effetto protettivo sul cervello. Anche per evitare, a una certa età, problemi enormi come le demenze o i deficit cognitivi. E in generale le patologie neurodegenerative. Un effetto neuroprotettivo.

Perché ne parlano tutti?

Facciamo riferimento a un’importante review pubblicata lo scorso maggio sulla rivista Nutrients, per gli addetti ai lavori. Parliamo delle crucifere, o Brassicaceae che dir si voglia, insomma piante alla portata di tutti: broccoli, cavoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles, verze, rucola. Che cos’hanno di speciale? Il fatto è che sono ricchi di glucosinolati e dei loro derivati, detti isotiocianati, tra cui il “famoso” solforafano. Una nomenclatura biochimica ora al centro dell’attenzione in vari ambiti medici, anche in oncologia. E ora in neurologia, il cervello ringrazia.

Due regole per sfruttarli al meglio

Gli isotiocianati si producono a partire dai glucosinolati attraverso l’azione di un enzima (la mirosinasi), naturalmente presente nei cavoli. Bisogna solo far avvenire la reazione. Per questo motivo sarebbe meglio agevolarla. Come?

1 – Tagliando il broccolo in piccoli pezzi, lasciandoli su un piattino per qualche minuto, per fare in modo che la mirosinasi agisca trasformando i glucosinolati in isotiacianati.

2 – Altro punto importante: è bene che la cottura sia a vapore perché conserva, più di altre, i principi attivi presenti nei vegetali. Un po’ crudetti, magari sarebbe meglio…

Intanto approfittiamone

Tornando alla review firmata da università di Nigeria, Malesia, Francia e Italia (Messina, Emanuela Mazzon), si vede in vivo e in vitro che questi composti hanno un effetto neuroprotettivo. Mancano ancora evidenze su noi esseri umani ma, intanto, nulla osta ad aumentare l’apporto di questo vegetali nella nostra dieta. Per il bene del cervello ma anche perché, come dicevamo, sembrano proprio avere un’importante azione preventiva anti-cancro.

BIBLIOGRAFIA

Jaafaru MS et al. Nutrients 2018; 10:580