Per la medicina indiana “cosa” si mangia è importante quanto “come” si mangia. Le due cose vanno di pari passo.

In Occidente siamo meno abituati a questo concetto. L’Ayurveda, invece, lo sottolinea in tutti i modi. Una buona digestione dipende strettamente da “come” affrontiamo i pasti. E poiché gli squilibri digestivi sono all’origine di molte altre malattie, seguire queste semplici regole si considera indispensabile per mantenersi in salute.

1 – Masticare bene, usare tutti i denti, il cibo in bocca deve ridursi a una poltiglia.

2 – Mentre si mangia, evitare distrazioni: bisogna pensare a quello che si sta facendo. Scacciamo i pensieri e ancor più ogni rabbia e risentimento. Evitiamo discussioni.

3 – Non bere bevande fredde: spengono Agni, il fuoco digestivo. Questo vale mentre si mangia ma anche durante tutto il giorno (vero anche in Cina).

4 – Durante i pasti non bere grandi quantità di liquido. In genere, una mezza tazza d’acqua, meglio se tiepida, è sufficiente. Se gli alimenti sono molto secchi, si può aumentare. Se la portata principale è una zuppa, si può fare a meno di bere.

5 – La disposizione d’animo di chi prepara il cibo è importante. Se lo prepara con cura, con amorevolezza, il cibo assume una qualità positiva per la digestione.

6 – Il pasto deve essere visto come un rituale sacro: ringraziamo la natura che ci nutre. Questo ha un significato: poiché la digestione è un processo naturale, noi dobbiamo entrare in sintonia con la natura.

7 – Dopo il pasto riposiamo un po’, non buttiamoci subito su attività impegnative. Questo distoglie energie al nostro corpo impegnato nella digestione.

8 – Evitare gli eccessi: non bisogna sentirsi “pieni”. Spesso continuiamo a mangiare solo per finire un piatto. Non abbiamo più fame ma non ce ne rendiamo conto.

9 – Distanziamo i pasti di almeno 3 ore: è il tempo necessario per digerire il pasto precedente.

10 – La digestione, che è Fuoco, è più attiva quando il Fuoco Celeste (il Sole) è al suo massimo. Quindi riserviamo il pasto principale attorno a mezzogiorno.

Queste regole valgono per tutti. Le scelte alimentari, invece, dipendono dalla costituzione personale e dal Dosha prevalente in ognuno di noi. In Ayurveda, poi, il cibo è a tutti gli effetti una terapia: il medico sceglierà in base alla diagnosi dello squilibrio dei Dosha.

Anche il numero dei pasti quotidiani varia in base ai Dosha. Una natura prevalentemente Vata richiede 3-5 pasti, Pitta 3 pasti, Kapha solo 2. E così via.

Per l’India la digestione è una “cottura”, resa possibile dall’essenza del fuoco, Agni. La cottura, e quindi la digestione, trasformano i cibi. Questo è quello che succede quando mangiamo: trasformiano una cosa “esterna” in noi stessi, nella nostra carne, nelle nostre ossa, ma anche nella nostra mente. Ne deriva che persino l’evoluzione spirituale è fortemente influenzata dal comportamento di ogni persona nei confronti dell’alimentazione.

I principi che regolano la digestione, infatti, così come quelli di tutte le funzioni vitali, sono anche principi spirituali, che gli indiani identificano con precise divinità.