Una tazza prima di pranzo: è una formula tibetana, molto semplice.

Lo zafferano è conosciuto come epatoprotettore anche dalla nostra tradizione naturopatica, e sono arrivate conferme dalla scienza medica moderna. In Tibet lo chiamano Gurgum ed entra in numerose ricette: da quelle parti è considerato un potente tonico per il fegato.

La ricetta più semplice ("Gurgum gcic thang") chiede solo due ingredienti: polvere di zafferano e acqua. Basta mettere un pizzico di polvere di zafferano in un litro di acqua fresca o acqua bollita raffreddata. Mischiare bene e lasciar riposare per 2-3 ore fino a quando il liquido assume un bel colore arancione. Se ne beve un bicchiere al giorno, prima di pranzo. Attenzione a non eccedere con le dosi e procedere solo per qualche giorno*.

A questa miscela si attribuisce la proprietà di proteggere il fegato, riducendone anche l’infiammazione. E’ anche un discreto anti-emorragico, utilizzato per le ulcere, le emorroidi o per bloccare flussi mestruali abbondanti. Infine, la medicina tibetana ritiene che abbia un’azione positiva sulla funzione visiva. Anche questo sta trovando conferme.

In Tibet lo zafferano è anche conosciuto come una delle “Sei Buone Sostanze”, con una particolare affinità per il fegato. Le altre sono la noce moscata (cuore), cardamomo (rene), cardamomo nero (stomaco e milza), bamboo (polmoni), chiodi di garofano (aorta).

*Precauzioni: è importante non esagerare nel consumo di questa bevanda, e in genere dello zafferano. E’ bene non superare mai la dose di 1,5 grammi al giorno. Evitare in gravidanza.

Lo zafferano può avere anche altri impieghi, per esempio alcune ricerche suggeriscono un’azione contro le malattie degenerative. Tuttavia, questo tipo di impiego richiede di essere seguiti da un fitoterapeuta.