Ci siamo. Sono i giorni di Pasqua. Siamo pronti ad affrontare un altro passaggio impegnativo di questa incredibile esperienza individual-collettiva? 

Siamo pronti a vivere un’esperienza diversa da quella che nelle nostre memorie cellulari, qualunque sia la nostra posizione spirituale, è registrata e attesa ogni anno come un momento festoso e pigolante? Probabilmente no. Perché come si fa ad essere pronti ad affrontare una Pasqua da soli e al chiuso? E’ un ossimoro che stride anche nel suono. 

Perché Pasqua è per definizione il momento topico dell’apertura verso l’esterno, il rinascere della vita a primavera quando la natura ci chiama a sé come una meravigliosa sirena che si fa bella, il passaggio dal buio del sepolcro alla luce della resurrezione, dalla desolazione dello sconforto alla fede calda e luminosa della speranza. Qualunque sia il senso che attribuiamo a questa festività, pochi resistono al sopraggiungere di quell’onda interiore morbida e potente che ci richiama alla Vita, al movimento dall’interno verso l’esterno, al rifiorire, all’ inside out.

Ebbene sì, quest’anno è diverso. I più fortunati possiedono una giardino, una campagna vicina, un terrazzo o un balcone assolato. Ma per tutti, ognuno dalla sua posizione, questa sarà una Pasqua Nuova nel significato e nell’espressione manifesta dello stesso.

Eppure c’è sempre un fiore, sempre, anche nella più difficile delle esperienze. E chissà che questa costrizione fisica e psichica che mai ci saremmo aspettati, non si traduca alla fine, per molti di noi, in una benefica pressione interna che, proprio attraverso la limitazione dello sfogo esterno, produce un più rigoglioso e caparbio germoglio di consapevolezza interiore che punta dritto vero il cielo alla ricerca della sua personale luce.  Io lo credo possibile.

Detto tutto ciò, le emozioni saranno tante e non sempre facilmente gestibili. E il rischio più immediato è quello di riversarle a briglia sciolta  sulla quantità e la tipologia di cibo (lo so che state scuotendo il capino come a dire che voi no, ma poi sappiamo tutti per esperienza che ci si casca facile…)  raccontandosi che …in questa desolazione lasciatemi almeno mangiare, tanto quest’anno non si andrà neanche al mare, si vive una volta sola, che sarà mai poi ci penseremo. 

Tutto comprensibile (ma al mare ci andremo!)  e certo non è il momento di ergersi a paletti contenitivi per generare se mai l’effetto opposto.

Ma, come professionisti Gift, allenatori allo stile vita più che amministrativi e ispettori del conteggio calorico, 5 piccoli suggerimenti ci sentiamo di condividerli per chi volesse raccogliere lo spunto, farlo proprio e scegliere di vivere questi giorni in serenità, gioia, consapevolezza e fiducia.

Flessibilità 

E’ senz’altro il momento di giocarsi la F di GIFT che è l’acronimo di  Gradualità, Individualità, Flessibilità e Tono. Cosa vuol dire giocarsi la F? 

Vuol dire che è benvenuto, da un punto di vista psicologico, l’allentamento circostanziato di alcuni principi cardine della nostra filosofia alimentare. In pratica significa che ci sta che la lasagna o i tortelli possano non essere nella versione integrale se, più fortunati di altri, siamo attorno al tavolo con qualche altro membro della famiglia che a Pasqua magari  “non vuole storie”; ci sta che il pranzo sia un po’ più ricco nelle porzioni e nel numero delle portate. Nessuno, neanche il nostro censore interno, deve stare lì a sindacare se mi prendo qualche antipasto in più, o un contorno dove compaiono anche delle patate pur avendo già previsto un primo a base di carboidrati. Per Pasqua ci sta una fetta di colomba e ci sta un pezzo di cioccolato. Fondente, buono e di altissima qualità. Ci sta senza pentimento. Godiamocela. Ma attenzione che per noi “flessibilità” non vuol dire via libera all’abbuffata con tanto di benedizione suprema!

Uno di tutto

Godiamoci pure il pranzo di Pasqua, da soli, in compagnia o in collegamento zoom che preso con la giusta filosofia può essere anche divertente ma posizioniamoci mentalmente sul binomio libertà&moderazione. Il che significa che non è proprio necessario, anzi non lo è affatto per nessuno, fare il bis di ogni piatto che ci è riuscito particolarmente bene. Possiamo mantenere l’accortezza di scegliere degli antipasti a base di verdure fresche (un pinzimonio multicolore ci sta sempre bene , anche e soprattutto in quarantena, e attutisce, grazie alla fibra, l’impatto metabolico di ciò che arriverà dopo) e poi  tartine (quelle però integrali possono andare bene per tutti no?) con patè di olive, mele e speck, uova sode con patè di tonno e capperi, etc. Ma uno di tutto! Una porzione di primo, una bella porzione di secondo e contorno, una fetta di colomba e un pezzo di cioccolato fondente. Un bicchiere di vino. Sarà banale ma altrettanto fondamentale e perché no ricco di significato. Vogliamo essere il cambiamento che auspichiamo attorno a noi? Non abbiamo bisogno di rimpinzarci e di stordirci di cibo. Abbiamo bisogno di equilibrio, centratura, moderazione e di amore nei nostri confronti e nei confronti del creato. Quindi paletti più allentati ma equilibrio anche a tavola. Abbiamo davvero bisogno di annegare la nostra insofferenza attuale nel cibo? Abbiamo davvero bisogno di buttar giù l’impalcatura di ciò che stiamo costruendo o ricostruendo con pazienza? Noi crediamo di no. E vi invitiamo a restare in cordata simbolica con noi che orami consideriamo questo stile di vita la nostra personale armonia.

Proteine cardine

E’ dura a morire l’abitudine di saziarsi con la portata del primo e in alcune circostanze come le feste spesso si fa più insidiosa. Quindi arriviamo alla seconda portata principale, terza se c’è l’antipasto, che iniziamo a ritornare virtuosi e con la manina in segno di stop cerchiamo di limitare il gesto di chi ci sta servendo il secondo: per me solo un pezzettino di arrosto, di agnello, di roast beef grazie. E no! E’ troppo tardi tornare virtuosi dopo un’abbondante porzione di primo! Se vogliamo assaggiare un po’ di tutto, pianifichiamo una bella porzione di proteine e contorno e a questo scopo chiediamo o serviamoci solo una piccola porzione di primo. In questo modo, privilegiando proteine e grassi verso carboidrati, manterremo, pur all’interno di un pasto più ricco, un migliore bilanciamento nutrizionale e un più contenuto impatto metabolico. Don’t forget it!

Idratarsi molto

Teniamo a mente che quei carboidrati in più e quegli zuccheri, speriamo pochi, che ci concederemo, tendono a disidratare immediatamente l’organismo. Avete presente quella bocca arsa che si avverte dopo una ricca mangiata o un indugio troppo clemente sui dolci? Bere più del solito è la parola d’ordine! Iniziare dal mattino, bicchierone d’acqua fresca, bene se con limone, colazione ben fatta e poi bere almeno 12 bicchieri d’acqua durante la giornata. L’acqua di idratazione manterrà un buon equilibrio tra gli scambi cellulari e in parte ridurrà anche quel senso di accanimento sul cibo che potrebbe prenderci in alcuni momenti di questi complessi giorni.

Restare attivi! 

E no, non abbiamo il bonus divano per questa Pasqua solo perché siamo in quarantena. Per carità non sarà facile per molti trovare una pur breve fuga dai domiciliari coatti, ne siamo consapevoli. Ma il nostro ipotalamo non tiene conto dei decreti governativi e se siamo in caverna e mangiamo con più indulgenza, magari con un complesso di emozioni non proprio di segno positivo, non potrà far altro che regolarsi di conseguenza: infiammazione e accumulo garantito e soprattutto chiuso a doppia mandata in magazzini di stoccaggio che poi sarà veramente faticoso tornare a smaltire.

E allora? Allora ci bastano 30’, trenta minuti, per mantenere il segnale metabolico attivo: saltate la corda in giardino, salite e scendete più volte le scale se avete un’abitazione a due piani, trovate la stradina dietro l’angolo e passeggiate avanti e indietro come il cartone animato de La Linea ve lo lo ricordate? Fatevi 30’ minuti, dai 20’ con lo sconto, di ginnastica in camera, mettete una musica che vi piace e ballate, ballate mentre cucinate, ballate mentre sparecchiate, ballate appena potete… inventatevi qualcosa per dare un segnale alla nostra centralina di comando. Il segnale metabolico che….saremo anche temporaneamente in lockdown ma siamo VIVI!! Perché il divano ad oltranza può attendere tempi peggiori della nostra esistenza…

Quindi ragazzi, per questa Pasqua, di fronte a tutto, RESTIAMO UMANI che significa onoriamo la nostra umanità vulnerabile e forte,  dimessa e maestosa, triste e festosa, ombrosa e luminosa, ferita e meravigliosamente capace di risorgere sempre più forte.

Daniella Iurilli
www.danielaiurilli.it