Gli antidepressivi SSRI, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, e SNRI, inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina e norepinefrina, comprendenti numerosi principi attivi, oggi sono le classi di psicofarmaco più utilizzate; non solo sono farmaci di prima scelta per disturbi dell’umore come la depressione maggiore, ma sono prescritti anche per svariati altri disturbi, come quelli di ansia, attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare, disturbi del sonno, nelle terapie del dolore, in alcune forme di cefalea e perfino come trattamento contro l’eiaculazione precoce. Gli effetti collaterali sessuali causati da tali molecole sono davvero molto comuni: studi post marketing ne riportano una prevalenza che supera il 50% tra i pazienti che ne fanno uso; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3108697/ tra i sintomi più comuni ricordiamo il calo della libido e la difficoltà a raggiungere l’orgasmo o anorgasmia.

Accanto a questi effetti collaterali, che si dava per scontato fossero in ogni caso reversibili alla sospensione del trattamento, una nuova evidenza è emersa dalle segnalazioni dei pazienti e si è fatta strada in letteratura medica, a partire dai primi case report risalenti al 2006, in cui sono descritti casi in cui, dopo aver fatto un “regolare” uso di questi farmaci e averli interrotti, i pazienti non hanno avuto alcuna remissione dei sintomi di natura sessuale e anzi, in alcuni casi quei sintomi sono comparsi o si sono aggravati proprio al momento della sospensione. Post SSRI Sexual Dysfunction. Audrey Bahrick Persistent Sexual Side Effects after SSRI Discontinuation. (Psychotherapy and Psychosomatics) – Antonei B. Csoka, Stuart Shipko Genital anaesthesia persisting six years after sertraline discontinuation. (Journal of Sex and Marital Therapy) – JM Bolton, J.

Scomparsa o riduzione della sensazione erogena e talvolta della sensibilità tattile in area genitale, dell’eccitazione e dell’erezione, e orgasmo anedonico, ovvero meccanico e senza piacere, e altri disturbi dell’orgasmo, sono alcuni dei più comuni sintomi della disfunzione sessuale post-SSRI (PSSD), sindrome persistente che colpisce un sottogruppo di pazienti che hanno fatto uso di farmaci serotoninergici Post-SSRI sexual dysfunction. (BMJ) – Y. Reisman; coloro che ne rimangono affetti sottolineano come, prima di tale trattamento, non avessero mai sperimentato tale sintomatologia. Una condizione difficile da sostenere, psichicamente traumatica e dolorosa che, in maschi e femmine, anche molto giovani, mette a repentaglio la propria identità, quelle che erano le proprie aspettative e desideri, di cui la sessualità e ciò che vi ruota attorno erano naturalmente una parte integrante, nonché le relazioni sentimentali che si fanno i conti con qualcosa di inaspettato. Chi soffre di PSSD non di rado la paragona a una raccapricciante “castrazione chimica permanente”, della quale non era mai stato messo in guardia prima del trattamento, della quale facilmente, ancora oggi, molti medici cui ci si rivolge in cerca d’aiuto non riconoscono l’eventualità lasciando il paziente con “oltre al danno la beffa” Post-SSRI sexual dysfunction: Patient experiences of engagement with healthcare professionals. (International Journal of Risk and Safety in Medicine) – David Healy, J Le Noury, Dee Mangin, e della quale, cosa peggiore, oggi non è nota una cura. Le voci dei pazienti e l’impegno e il coraggio di alcuni specialisti che si sono presi a cuore il problema Citizen petition: Sexual side effects of SSRIs and SNRIs. (International Journal of Risk and Safety in Medicine) – David Healy, ha portato nel 2019 l’Agenzia Europea del Medicinale (EMA) a effettuare un’attenta revisione della letteratura scientifica e delle segnalazioni spontanee pervenute nel corso degli anni, giungendo alla decisione di richiedere a tutte le case farmaceutiche di SSRI e SNRI di aggiornare le indicazioni dei farmaci con un nuovo avvertimento: “Si sono osservati casi in cui i sintomi di disfunzione sessuale sono persistiti dopo l’interruzione del trattamento”. https://www.ema.europa.eu/en/documents/prac-recommendation/prac-recommendations-signals-adopted-13-16-may-2019-prac-meeting_en.pdf.

Un indizio, questo, per quanto evasivo, che potrà essere utile per chi dovrà scegliere, valutando pro e contro, se sottoporsi a questi trattamenti, e un magro “riconoscimento” per chi, già da anni, stava sostenendo la drammatica e “ingiusta” condizione. Nel corso del 2020, uno dopo l’altro, i foglietti illustrativi di questi farmaci sono stati aggiornati. I pazienti, spesso di fronte a risposte mediche inadeguate rispetto all’evidenza che vivono in prima persona, si ritrovano online, dove si confrontano e si tengono in contatto tra loro, formano gruppi e associazioni a livello nazionale e internazionale, aprono siti web https://postssrisyndrome.org/, organizzano raccolte fondi per contribuire alla ricerca scientifica che comincia a prendere piede. https://www.gofundme.com/f/27l8qmes5c.

Il Professor David Healy, psichiatra, psicofarmacologo, scienziato e autore, è impegnato sul fronte della ricerca e della divulgazione sul tema della PSSD dal 2012, quando notò tramite il suo sito web Rxisk.org https://rxisk.org – che raccoglie segnalazioni di eventi avversi ai farmaci – un inaspettato numero di rapporti di PSSD e anche di PGAD: disturbo dell’eccitazione genitale persistente, che colpisce in prevalenza donne e può essere scatenato proprio dall’uso e sospensione di SSRI e SNRI. Per queste condizioni non è attualmente nota l’eziologia e non sono noti trattamenti risolutivi. Nel 2018, il dottor Healy ha aperto una raccolta fondi, il Rxisk Prize https://rxisk.org/prize/, destinato a premiare chiunque trovi una cura alla PSSD, con lo scopo di incentivare la ricerca e attirare attenzione mediatica sul problema. Il premio supera ora i 100mila dollari. Sul fronte italiano importanti novità risalgono al 2020, quando l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri comincia a pianificare le prime fasi di ricerca, quali uno studio sulla consapevolezza degli psichiatri e uno studio epidemiologico, più ulteriori idee che puntano a comprendere l’eziologia della sindrome. https://www.marionegri.it/laboratori/laboratorio-valutazione-della-qualita-delle-cure-e-dei-servizi-per-lanziano.

Una tra le ipotesi eziologiche sulla PSSD che nel corso degli anni sono state avanzate, ovvero quella dello squilibrio di neurosteroidi nel sistema nervoso in seguito a esposizione a SSRI, è indagata dal Professor Roberto Cosimo Melcangi presso l’Università di Milano su un modello animale. La sua attività di ricerca si è già concentrata su un’altra sindrome iatrogena con sintomi piuttosto simili a quelli della PSSD, ovvero la Sindrome post-finasteride. In una review del 2018, Melcangi ha ipotizzato che le due sindromi possano avere fattori eziologici in comune. Post-finasteride syndrome and post-SSRI sexual dysfunction: two sides of the same coin? (Endocrine) – S Giatti, S Diviccaro, G Panzica, R Melcangi.

PSSD: emblema di qualcosa che non va nel sistema sanitario odierno

Proprio nella PSSD, il dottor David Healy vede un emblema di quello che è un problema molto più ampio che ci riguarda tutti. Un problema composto da un intreccio di fattori che stanno alla base del funzionamento stesso dell’attuale sistema farmaco-sanitario. Per cominciare, oggi la “validità scientifica” fa ufficialmente riferimento agli RCT, i trial clinici: i risultati da essi restituiti sono considerati le “evidenze” che permettono l’approvazione di farmaci. Questo nonostante i trial clinici siano progettati dalle stesse case farmaceutiche per rispondere a un endpoint primario che non è certo rilevare i rischi e i danni recati dai farmaci che vogliono commercializzare. Come se non bastasse, i dati grezzi dei trial clinici sono custoditi dalle case farmaceutiche e inaccessibili a chiunque altro, perfino alle autorità di regolamentazione come l’EMA o la FDA. Gli articoli in letteratura sono inoltre scritti non dai veri autori dei trial clinici ma da abili ghostwriters, incaricati di mettere in risalto ciò che si vuole fare conoscere. Il dottor Healy è certo di poter affermare che le cosiddette evidenze su cui si basa la medicina odierna costituisca in realtà la più grande raccolta di fake news sul pianeta. I dati sui rischi dei farmaci sono facilmente omessi o minimizzati.

A sostenere questo pericoloso “impianto” vi è anche una concezione del farmaco da parte dei medici e del sistema sanitario che ha dimenticato un principio fondamentale: un farmaco è innanzitutto un veleno, dal quale è possibile trarre un grande beneficio. Immettere una sostanza nell’organismo interagirà con esso provocando una miriade di effetti e di questi, diciamo, cento effetti, uno potrebbe essere quello desiderato, mentre gli altri 99 quelli indesiderati, che potrebbero essere per noi ben più rilevanti di quello che ricerchiamo. Nel prescrivere un farmaco e nell’assumerlo occorre un atto morale, un giudizio, un incontro umano tra medico e paziente. Questa è cura.

Ma negli ultimi decenni, sempre più, il mondo occidentale sta assistendo a un passaggio dall’assistenza sanitaria a servizi sanitari: prescrizioni sistematiche di farmaci che dovrebbero prevenire problemi di salute di ogni sorta, senza considerare, però, tutti gli effetti nocivi di quei farmaci che si accumulano nell’organismo e ci fanno ammalare. In alcuni paesi industrializzati l’aspettativa di vita ha cominciato ad abbassarsi e a questa sovraprescrizione di farmaci il dottor Healy attribuisce una responsabilità centrale che sta venendo pericolosamente trascurata. Chi da un trattamento farmacologico rimane danneggiato, come nel caso della PSSD, assiste a uno scenario sconcertante: diviene praticamente invisibile. Il medico cui ci si rivolge, non trovando “prove” documentali nella letteratura medica, rinnega la testimonianza del paziente. L’eventuale segnalazione alle autorità di farmacovigilanza, inoltre, sarà considerata alla stregua di “aneddoto”. I danneggiati dai farmaci sono vittime di un intero sistema sanitario che, dopo averli sottoposti a rischi senza alcun atto di “giudizio”, preferisce abbandonarli e negarli, quando queste persone, in carne e ossa, sono esse stesse le evidenze più concrete e reali delle possibili conseguenze dei trattamenti.

Nel suo ultimo libro “The Shipwreck of the Singularhttps://samizdathealth.org/shipwreck-of-the-singular-healthcares-castaways/, David Healy spiega in che modo si è evoluto il sistema sanitario per giungere a questo punto critico che richiede ora la nostra attenzione, ma anche uno sforzo condiviso e coraggioso nel nome della salvaguardia di tutti noi.

Chi volesse vedere il video del seminario lo può fare cliccando su questo link:

[Feb 10] Therapeutics Initiative Best Evidence Webinar: Sex and Post-SSRI Evidence-based Medicine Dysfunction