“Il sorriso non è soltanto il risultato di un’emozione positiva, ma può esserne anche la causa” – queste le parole di Charles Darwin con la sua Teoria dei Feedback Facciali. Le ultime ricerche avvalorano questa teoria: uno studio condotto da Paul Ekman sulle espressioni facciali e sulla risonanza magnetica conferma che quando sorridiamo attiviamo i centri nervosi della ricompensa, che favoriscono il rilascio della dopamina, il neurotrasmettitore che ci fa provare piacere. Una ricerca britannica rivela invece che un sorriso equivale alla stimolazione cerebrale di 2.000 barrette di cioccolato. 

Sorridere toglie le tensioni facciali e scioglie lo stress 

Spesso durante il giorno teniamo i muscoli in tensione e aggrottiamo le sopracciglia quando ci concentriamo. Sorridere, invece, crea quel rilassamento necessario al cervello per funzionare meglio e allontanare la stanchezza. Ed è proprio quando siamo rilassati e sereni che ragioniamo con maggiore lucidità e riusciamo a risolvere i nostri problemi. 

Sorridere, infatti, non ci fa solo provare piacere, ma favorisce anche il rilascio di seratonina, il neurotrasmettitore che regola l’umore e che genera in noi la serenità necessaria per abbassare lo stress. Quando sorridiamo, la serotonina rilasciata assolve anche a un’altra importante funzione: amplifica la nostra percezione, facendoci rendere conto della realtà per quello che è, facendoci ricordare quindi delle cose davvero importanti e prioritarie.

Sorridere è contagioso 

Gli studi neuroscientifici ci dicono che sorridere come atto volontario e non forzato, ci fa sentire meglio, ci rende più lucidi e quindi fa funzionare meglio il nostro cervello. Il sorriso è anche un segnale di leadership e di sicurezza: quando comunichiamo qualcosa con il sorriso, l’impatto è sicuramente diverso di quando abbiamo la faccia imbronciata. 

Spesso sorridere volontariamente non è facile, quindi meglio partire da meccanismi che non sono volontari, come i feedback facciali che derivano dai nostri neuroni specchio. Quei neuroni scoperti dall’orgoglio italiano nel mondo, il professor Rizzolatti, dell’università di Parma, che attivano le stesse aree cerebrali delle persone vicine a noi. A livello pratico, i neuroni specchio si attivano senza senza la nostra volontà: se osserviamo una persona che sorride sarà più facile per noi sorridere. E’ lo stesso meccanismo che si innesca quando vediamo una persona sbadigliare. Frequentate persone che sorridono e se non trovate nemmeno una persona da imitare, iniziate voi: ne risentirà positivamente il vostro umore e quello delle persone a voi vicine. 

Tratto da un articolo dello psicologo Terenzio Traisci sul numero 92 de L’Altra Medicina (febbraio 2020), acquistabile in edicola e online.