La mima digiuno è l’ultima novità nel complesso mondo delle diete. L’ideatore di questo regime alimentare è il dottor Valter Longo, ricercatore in biochimica e neurobiologia, professore all’University of Southern California e direttore del programma di Oncologia e longevità all’IFOM. L’obiettivo non è il dimagrimento ma la riduzione della quantità di GHG (l’ormone della crescita), per permettere alle cellule di rigenerarsi e proteggere l’organismo dal cancro. La dieta mima digiuno si basa dunque sull’eliminazione dei cibi che stimolano la produzione di insulina e dell’ormone della crescita, prediligendo un basso apporto calorico.

Il GH

Il GH è un ormone prezioso per il nostro organismo, senza il quale saremmo poco sviluppati, grassi e senza muscoli. Dal body builder alla signora sulla cyclette, tutti cerchiamo alimenti che favoriscano la produzione di GH, ormone anabolizzante prodotto naturalmente dal nostro corpo per costruire massa muscolare, e gestire ogni sano fenomeno di crescita cellulare. Non è un caso che gli atleti di ogni sport siano “affamati” di GH, che rientra tra le sostanze dopanti per i suoi benefici effetti sulla prestazione.

Quando un cancro si sta sviluppando è senza dubbio possibile contrastarne lo sviluppo utilizzando ogni arma possibile. Il digiuno aiuta, così come aiuta evitare qualunque cibo in grado di stimolare l’anabolismo cellulare: carne rossa, latticini, un eccesso proteico in genere. Naturalmente vanno evitati lo zucchero, per gli effetti anabolizzanti e proinfiammatori dell’insulina, e l’assunzione di ormoni anabolici come GH, testosterone, estrogeni e steroidi anabolizzanti.

Mima digiuno: dove sbaglia?

Il problema della dieta mima digiuno è che non distingue con chiarezza tra gli alimenti in grado di provocare tumori (come i salumi contenenti nitriti, i cereali inquinati da aflatossine, le cani trattate con estrogeni, la frutta trattata con pesticidi) e quelli che invece possono favorire lo sviluppo di un tumore già preesistente. In altre parole, dire che il GH genera tumori è molto diverso dal dire che in un paziente malato di cancro il GH acceleri lo sviluppo del tumore. Mentre la seconda affermazione è vera, la prima è totalmente fuorviante.

Non ha dunque alcun senso ridurre estrogeni o testosterone se si è sani, nella speranza di correre meno rischi. Anche la chemioterapia riduce le masse tumorali, ma questo non significa che dobbiamo trattare con la chemio le persone sane per prevenire l’insorgenza di tumori. La prevenzione non si fa applicando le cure che applicheremmo alla persona malata, ma conducendo uno stile di vita sano, basato su l’assunzione di cibi di qualità e su una regolare attività fisica.

 

Tratto da un articolo del dottor Luca Speciani sul numero 91 de L’Altra Medicina (dicembre 2019/gennaio 2020), acquistabile online.