Il reward system (sistema della ricompensa) affonda le sue origini agli albori del pensiero, quando le persone iniziavano a distinguere la percezione di benessere dal malessere, elaborando le proprie idee di salute. Ma solo dagli anni ‘50 sono stati avviati studi più dettagliati sul reward system: scopriamo qui insieme il meccanismo della ricompensa e la connessione tra medicina e benessere. Nel prossimo articolo parleremo invece delle varie strategie di ricompensa. 

Il legame tra medicina e benessere 

Tutte le cività del mondo hanno ricercato ciò che poteva essere utile per sentirsi meglio, per guarire dalla malattia, per stare bene. Da qui si intuisce lo stretto legame tra medicina e benessere.

Le prime vere civilizzazioni sono quelle che consideravano la cura una consuetudine, una finalità. Gli sciamani iniziavano ad avere un ruolo: erano in grado di dare aiuto e guarire. Sicuramente agli inizi la scienza vera e propria era strettamente mescolata all’elemento religioso, a cui si faceva riferimento in ogni condizione difficile.

In Mesopotamia, in Egitto e in Grecia c’era già un particolare tipo di medicina: la sapienza e la saggezza erano associate alle capacità tecniche; l’aspetto spirituale e quello pratico avevano lo stesso valore. Anche certi farmaci iniziavano a essere estratti e utilizzati con buoni effetti. Il codice di Hammurabi parlava già delle responsabilità dei medici.

Parlando invece di cultura mediterranea, la figura più di spicco è certamente Ippocrate, tanto che il giuramento ippocratico è tuttora tenuto dai medici. Con lui inizia la vera scienza medica:

  1. le malattie hanno causa naturale (e non divina)
  2. l’esperienza è il principale elemento su cui basarsi (da parte dei medici)
  3. i sintomi sono chiave per capire la patologia.

Importante citare anche le medicine orientali: la medicina tradizionale cinese è basata sull’equilibrio yin yang, capace di includere la dimensione dei cinque elementi (legno, fuoco, terra, metallo, acqua). Il testo Nei Jing è la prima traccia che abbiamo, datata 2600 a.C. Huang Di (l’imperatore giallo) l’ha rivisto in una direzione più chirurgica; anche l’agopuntura inizia a essere studiata e applicata.

Dal XX secolo i medici iniziano a basare la pratica sull’evidenza: la EBM (evidence based medicine) ha protocolli standard e gli studi scientifici sono la chiave da perseguire.

La storia della ricompensa

Negli anni ‘50 si è scoperto la VTA (Ventral Tegmental Area, zona ventrale tegmentale): questa è un centro mesencefalico che regola il reward, tutti i percorsi neurali della ricompensa, pieno di neuroni dopaminergici e serotoninergici che proiettano ad altre parti fondamentali del SNC (sistema nervoso centrale). 

Pavlov negli anni ’60 ha studiato come il reward system impatta sui comportamenti istintivi: i cani, per esempio, tendono a ripetere le loro risposte automatiche quando diamo loro feedback positivi, e allo stesso modo agisce ogni essere vivente. Quando poi le tecniche di imaging sono diventate più sofisticate, i percorsi hanno finalmente potuto essere descritti: dalla VTA ai gangli della base e alle amigdale (sedi dei comportamenti istintivo-automatici), fino all’HPA l’asse ipotalamo ipofisario, poi anche all’insula che è un centro che regola il sistema nervoso autonomo, infine al sistema limbico e ai lobi frontali (sedi rispettivamente di emozioni e comportamenti finalizzati).

Antonovsky, con la sua teoria della salutogenesi degli anni ’70, si è focalizzato sul fatto che dovremmo dare priorità alla prevenzione, più che far ricorso a soluzioni mediche classiche, come anche ci ricorda la medicina degli stili di vita.

Attualmente i principali ricercatori sul tema reward system sono: Dreher (che si occupa della funzione cognitiva del “prendere decisioni”), Fisher (studiosa delle emozioni e dell’amore), Grigson Kennedy (ricercatrice delle dipendenze), Esch e Stefano (medici che studiano gli oppioidi endogeni).

Basi e strategie di reward

Occuparsi di reward significa occuparsi di strategie di benessere: il reward regola infatti salute e benessere. Possiamo affermare che il reward è composto dai percorsi che regolano i nostri bisogni vitali di salute e benessere, e che essere in salute è un diritto umano, da cui si può sostenere che il reward regola i diritti alla e della vita, e che tutto ciò è anche un dovere, essendo la salute un dovere da perseguire che tutti noi abbiamo.

In sintesi (ne parleremo nel dettaglio nel prossimo articolo), queste sono le strategie di ricompensa da applicare nel nostro “lavoro alla salute” quotidiano:

  • Dieta: una dieta di qualità di 2000 kcal/giorno è un diritto per ogni essere umano
  • Fitness: 30 minuti al giorno di attività fisica sono un bisogno per ogni essere umano
  • Mente: praticare tecniche di rilassamento mindfulness ogni giorno per de-stressarci, de-fatigarci
  • Vita affettiva: è anch’essa un diritto umano, essendo un bisogno, e dovremmo esserne consapevoli
  • Sonno: un riposo di 7-9 ore a notte è un diritto per ogni essere umano

Tratto da un articolo della dottoressa Dora Dragoni Divrak sul numero 101 de L’Altra Medicina (dicembre 2020-gennaio 2021), acquistabile online e in edicola.