La dieta dei pasti sostitutivi è tra le più diffuse del momento. Riprendendo un concetto simile a quello della dieta gelato, obbliga le persone a consumare in uno o due pasti della giornata solo un determinato quantitativo di prodotto: per esempio, due barrette, un pacchetto di cracker o una confezione di biscotti.

L’apporto calorico dei pasti sostitutivi è stabilito da un regolamento europeo ben preciso che suggerisce tra le 200 e le 400 calorie per pasto. Di queste, le calorie provenienti dalle proteine devono rappresentare il 25-50% del totale, mentre i grassi non possono superare il 30%. Le vitamine nel mix devono essere 12 e i minerali essenziali 11.

Il problema di questa composizione è che non tiene in considerazione la qualità degli ingredienti dei pasti sostitutivi. Spesso questi alimenti sono privi di fibre e contengono un’elevata quantità di sciroppo di glucosio, quando non addirittura edulcoranti artificiali per renderli più appetibili.

Il risultato? Il potere saziante scende a zero e il regime dei pasti sostitutivi regge solo fino al primo attacco di fame violento che vanifica ogni sforzo.

Mangiare poco e dimagrire non sono sinonimi

La dieta dei pasti sostitutivi si base sul concetto ormai superato che il segreto del dimagrimento sia mangiare poco. Dunque, una volta limitato l’apporto calorico, non resta che tenere duro e aspettare i primi risultati.

Il problema è che le diete di questo tipo non modificano il nostro setpoint, ovvero il peso sul quale ci stabilizziamo mangiando liberamente. Non appena terminiamo la dieta dei pasti sostitutivi e ritorniamo a mangiare normalmente, il peso riprende velocemente a salire fino a raggiungere, se non superare, i valori iniziali.

Un regime “sacrificato” rischia inoltre di generare danni come perdita di massa muscolare, sbalzi d’umore, riduzione dell’attività tiroidea e calo immunitario. Il danno è anche psicologico, perché il meccanismo è studiato appositamente per farci sentire in colpa: se non abbiamo retto, è solo colpa della nostra debolezza. La verità è che non abbiamo retto alla dieta dei pasti sostitutivi perché è innaturale, e il nostro corpo è intervenuto per difenderci.

Dimagrire significa perdere grasso (non peso) in modo stabile e duraturo, e questo lo si può ottenere solo con il corretto segnale ipotalamico derivante da un regime normocalorico e normoproteico – perché è la qualità (e non la quantità) a fare la differenza.

 

Sul numero di ottobre 2019 de L’Altra Medicina, in edicola fino al 20 ottobre, trovate maggiori informazioni sulla dieta dei pasti sostitutivi e i suoi falsi miti.