BIOFOTONI, la luce come principio di salute



 Dalla notte dei tempi la luce è considerata fonte primigenia dell’esistenza, simbolo della sapienza, della fecondità e del benessere dell’uomo.
Luce, dunque, come fonte di guarigione e salute per il corpo e la mente. La storia è antichissima ma arriva fino ai giorni nostri, con nuove proposte.

 

Come attivare i biofotoni?

Dall’helioterapia, già concepita dai popoli mesopotamici, si è passati – grazie alle moderne scoperte della fisica dei quanti elaborate da Friz Albert Popp circa 40 anni fa – all’infrarossoterapia e alla moderna luminoterapia.

Ma che cos’ha di così speciale la luce? Il fatto è che dovunque vi sia vita animale o vegetale troviamo coinvolti elettroni luminosi ad azione biologica (biofotoni) che informano l’acqua presente nel corpo regolando positivamente i cicli naturali dei processi cellulari. Ora lo sviluppo tecnologico, dovuto alle ricerche aerospaziali giapponesi e americane, ha reso disponibile particolari tessuti costituiti da svariati metalli e minerali fotosensibili, in grado di attivare i biofotoni con ricadute positive sul funzionamento cellulare. In particolare, risulta particolarmente benefica una componente della luce solare, detta infrarosso “lungo”.

 

L’infrarosso “lungo”

Riassumendo, i raggi infrarossi, invisibili all’occhio umano, hanno una lunghezza d’onda compresa tra 0,9 a 1000 micron. Le frequenze di maggior interesse biologico sono quelle comprese in un ristretto range, tra i 4 e i 14 micron. È quella parte della luce del Sole che fa risuonare le molecole d’acqua di cui sono costituiti gli organismi viventi. Questo tipo di radiazione infrarossa, assorbita dalle cellule, oltre a stimolare e regolare le funzioni biochimiche, libera al loro interno un’energia luminosa (appunto i biofotoni). Tale “bioenergia” ha alcune qualità che stanno emergendo dalle ricerche: è in grado cioè di trasmettere informazioni funzionali, morfologiche e genetiche ai trilioni di cellule del corpo, regolando così le funzioni di organi e apparati.

 

Dalla NASA alla ricerca giapponese

La NASA è stato il primo istituto di ricerca a sviluppare materiali capaci di emettere infrarossi lunghi (definendoli pittorescamente Bioinfrarosso, il “raggio della vita”). Ma sono stati i giapponesi ad aver sviluppato la tecnologia per uso civile. Partendo dagli anni Ottanta del secolo scorso, in Giappone si è iniziato a utilizzare l’infrarossoterapia per riscaldare gli ambienti, per la crescita delle piante nelle serre, per svariati usi casalinghi, per il benessere della persona, le prestazioni sportive e il tempo libero. Oggi, se vi recate nel paese del Sol Levante trovate apparecchiature diagnostiche, lettini, poltrone, coprimaterassi e speciali abbigliamenti che sfruttano le scoperte sui biofotoni. I giapponesi hanno infatti inventato e brevettato la Fibra Nexus, una miscela di ossidi di metalli nobili tra cui platino e titanio, capace di emettere uno spettro ideale bioattivo, compreso appunto tra i 4 e i 14 micron.

 

Indumenti ad azione biologica

Questi preziosi elementi, opportunamente bilanciati, vengono fusi ad alte temperature e miscelati con poliestere: con ciò si produce un filato per confezionare indumenti, abbigliamenti sportivi, tute, ginocchiere, coperte e coprimaterassi, ma anche utensili per stimolare la crescita delle piante e il benessere dei nostri amici animali. Questi materiali, con la loro emissione infrarossa, favoriscono l’entrata di sostanze nutritive nelle cellule e l’uscita delle scorie. Ne risulta un miglioramento delle capacità di lavoro delle cellule stesse, un po’ come se fossero messe nelle condizioni ottimali per svolgere le loro funzioni. Gli indumenti prodotti con tecnologia Nexus non risentono dei lavaggi e la loro azione non si esaurisce nel tempo.

 

Fibre speciali per lo sport

L’utilizzo dei biofotoni in campo terapeutico si sta diffondendo in Estremo Oriente e negli USA, ma ultimamente anche in Europa. In primo luogo queste fibre sono utilizzate in campo sportivo per ridurre il dolore e il recupero dopo un trauma. Alcuni studi mostrano, infatti, che lo sviluppo di un effetto antinfiammatorio, attraverso l’applicazione delle fibre Nexus, riduce l’edema e i sintomi dolorosi persino dopo interventi chirurgici ricostruttivi. Nello stesso tempo sono segnalati benefici sulla performance in vari ambiti sportivi: soprattutto viene ottimizzata la forza muscolare e la resistenza mentre si riduce la frequenza cardiaca sotto sforzo.

 

Per le vene delle gambe

Sono emerse anche interessanti ricadute nel trattamento dei problemi circolatori. Disturbi che possono esprimersi attraverso mani e piedi freddi, inestetismi cutanei, sensazione di gambe stanche. Addirittura, le indagini cliniche segnalano un ruolo degli infrarossi lunghi nel migliorare la circolazione venosa degli arti inferiori. Solitamente, per ovviare a questi disturbi, si usano calze elastiche che esercitano una pressione discontinua sulle vene delle gambe. Ebbene, le calze elastiche confezionate con tecnologia Nexus ottengono gli stessi risultati con una pressione di gran lunga inferiore. Nello stesso tempo si è evidenziato un miglioramento dell’idratazione.

 

Tenere a bada i batteri

Infine, altre ricerche evidenziano un’azione antibatterica, anche in assenza di contatto diretto col tessuto. A differenza di altri tessuti “antibatterici”, in questo caso non si tratta di un particolare trattamento chimico (non viene rilasciata alcuna sostanza) ma di una proprietà intrinseca della fibra basata sulla fisica quantistica.

 

 

Dalle applicazioni su Stalin

alle scoperte di Fritz Popp

 

I biofotoni sono stati scoperti negli anni Venti del secolo scorso dall’embriologo russo Alexander Gurwitsch. Si dice che siano stati utilizzati a scopo diagnostico anche su Iosif Stalin.

La teoria, dapprima rigettata dalla scienza occidentale, è stata riproposta in seguito, soprattutto grazie al lavoro del biofisico tedesco Fritz-Albert Popp (nella foto) attivo all’Università di Marburg. 

Popp ha mostrato che i biofotoni non solo esistono, ma hanno anche un’importante funzione biologica. Sono in grado cioè di regolare i processi biochimici che accadono nelle nostre cellule. Ha visto, inoltre, che l’emissione di biofotoni aumenta nel momento in cui le cellule si dividono.

I biofotoni – ha scoperto ancora Popp – costituiscono un sistema altamente “coerente”, cioè ricco di informazioni.

Non è luce qualsiasi ma una luce che trasmette informazioni alle cellule, contribuendo a regolarle. Non solo, ma Popp si è anche accorto che i biofotoni vengono emessi soprattutto dal Dna, cioè dalla struttura fisica che presiede a ogni funzione degli esseri viventi. 

Siamo ovviamente ancora in fase di studio del fenomeno. L’emissione di biofotoni varia nelle 24 ore in base ai ritmi circadiani e sembra che le persone in buono stato di salute, rispetto alle altre, abbiano un'emissione di biofotoni più simmetrica e regolare nelle varie parti del corpo. Recenti studi indicano che alcune terapie modificano l’emissione dei biofotoni. Se confermati, questi risultati potrebbero suggerire nuovi metodi diagnostici e nuovi trattamenti finalizzati a regolare i biofotoni emessi dai tessuti viventi. 



       

 


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