A tagliare il nastro dell’inaugurazione di SANA 2013, sabato 7 settembre alle ore 10.30, nella piazza coperta del Centro servizi del quartiere fieristico di Bologna, sarà Vandana Shiva, scienziata, ecologista, fondatrice dell’associazione Navdanya e del Centro per la scienza, la tecnologia e la politica delle risorse naturali di Dehra Dun (India).

Nel suo intervento “Semi di libertà, giardini di speranza. L’agricoltura biologica per salvare il mondo”, Vandana Shiva si concentrerà, in particolare, non solo sul ruolo che va riconosciuto all’agricoltura biologica, ma anche sulla campagna internazionale da lei promossa a tutela della biodiversità dei semi, contro i brevetti delle sementi industriali. Richiamerà inoltre il lavoro che sta realizzando in Bhutan, Paese che le ha conferito l’incarico di convertirlo all’agricoltura biologica.

In occasione dell’inaugurazione di SANA, al termine del suo intervento Vandana Shiva pianterà dei semi che porterà con sé dall’India insieme altri semi di specie vegetali italiane, a simboleggiare uno scambio tra le due culture.

Chi è Vandana Shiva

Vandana Shiva è una delle più autorevoli e riconosciute voci mondiali del pensiero ecologista, a sostegno della protezione della natura e della difesa della biodiversità, già vincitrice del premio “Nobel alternativo”, il “Right Livelihood Award”, e, nel 2010, del “Sydney Peace Prize”.

Nata a Dehra Dun, in India, si è laureata in fisica quantistica presso l’Università di Western Ontario, Canada. Ma al rientro in India, dopo aver concluso gli studi, vedendo la sua terra trasformata dai progetti internazionali sostenuti dalla Banca mondiale, ha deciso di dedicarsi alla battaglia per la salvaguardia del suo Paese e del pianeta.

Nel 1982 ha fondato nella sua città natale il Centro per la scienza, la tecnologia e la politica delle risorse naturali, un istituto indipendente di ricerca che affronta i più significativi temi nel campo dell’ecologia e della giustizia sociale. Quasi dieci anni dopo, nel 1991, ha dato vita a Navdanya (“Nove semi”), un movimento nato per proteggere la diversità e l’integrità delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni industriali.

Di fronte al programma delle multinazionali di brevettare le sementi e le varietà di grano, con il progetto Navdanya Vandana Shiva ha inteso e intende proteggere la biodiversità, difendere i contadini e promuovere l’agricoltura biologica. Il nome Navdanya trae spunto dal rituale, molto diffuso tra le famiglie dei contadini del sud dell’India, di piantare nove semi in un vaso il primo giorno dell’anno per poi scegliere a distanza di qualche tempo i semi che si sono comportati meglio mettendoli a disposizione della comunità.

Oggi Navdanya è un movimento che ha al suo centro il concetto di “democrazia della terra”, cioè la proposta di un nuovo equilibrio nel pianeta secondo principi di pace, responsabilità ecologica e giustizia economica. L’organizzazione promuove la creazione di banche delle sementi per la conservazione della biodiversità (ne sono già sorte 105), la fornitura gratuita di sementi agli agricoltori, la riconversione dei campi a un’agricoltura biologica, in cui i prodotti utilizzati siano interamente naturali. Navdanya propone inoltre progetti di educazione alimen¬tare e attività di formazione a partire da gruppi di donne, considerate custodi naturali della biodiversità e della sicurezza alimentare.

Per info, contattare l’ufficio stampa del SANA: Silvia Zamboni, telefono 051.260569; zambonisilvia@tiscali.it