Curiosità: i gatti “sentono” la fine?

Ha fatto scalpore negli Stati Uniti la storia di Oscar the Cat, un gatto che sembra prevedere il decesso delle persone ricoverate in un ospedale.

La notizia viene da uno dei più quotati giornali di medicina scientifica, il New England Journal of Medicine. Si riporta lo scritto di un geriatra che lavora in un reparto per malati gravi del Rhode Island Hospital a Providence. 

Che cosa succede a Providence? In quel reparto hanno ‘adottato ‘ un bellissimo gattone, Oscar the Cat (è lui nella foto). Si sono accorti che il gatto ‘attenziona’ le persone che stanno per morire. Sale sul letto del degente e ci rimane, quasi come fosse la sua missione. E’ infallibile, è accaduto decine di volte. I medici e gli infermieri dell’ospedale sono talmente convinti che il gatto abbia la capacità di prevedere il decesso che quando sale sul letto di un malato, chiamano i parenti.

Ecco cosa scrivono i medici:
«Da quando è stato adottato dallo staff come animale da compagnia, Oscar the Cat ha dimostrato una misteriosa capacità di predire il momento in cui i pazienti moriranno. Lui era presente a più di 25 decessi delle persone ricoverate nel nostro ospedale. La sua sola presenza al letto dei malati è vista da medici e infermieri come un indicatore quasi assoluto di una morte incombente, e questo permette allo staff di avvertire le famiglie. Oscar ha anche fatto compagnia a persone che altrimenti se ne sarebbero andate in solitudine. Per questa sua opera, lui è apprezzato dai medici e dal personale dell’ospedale e anche dalle famiglie delle persone che lui assiste».

Questi fatti hanno colpito molte persone, non solo i medici dell’ospedale di Providence. Evidentemente la cronaca riportata è ritenuta veritiera, per poter accedere su un giornale strettamente scientifico come il New England Journal of Medicine. Di fatto, in seguito a un sondaggio, è emerso che negli ultimi 5 anni l’articolo più letto del giornale è stato proprio quello che raccontava la storia di Oscar. I lettori sono medici e ricercatori clinici, non certo appassionati di stranezze. Ma di che cosa si tratta? Di una particolare “sensibilità” del gatto, di una preferenza emozionale, di qualcosa che attualmente non rientra nei paradigmi scientifici? Oppure solo banali coincidenze?

Di certo casi come questi non sono così rari. In realtà, esiste una casistica su questi fenomeni che riguardano gatti, cani e persino pappagalli. Rupert Shaldrake è il ricercatore che se ne è occupato più di tutti. Ne parla nei libri ‘I poteri straordinari degli animali’ e ‘La mente estesa’, entrambi tradotti in italiano.

Questo invece è l’articolo originale sul New England:
http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp078108