Ogni terapeuta sa che è più facile confrontarsi con un sintomo acuto piuttosto che con uno cronico. Il primo di solito si manifesta all’improvviso, richiede attenzione e pronto intervento; il secondo, invece, si intrufola in sordina e rimane per mesi, a volte anni, come un persistente lamento di sottofondo che non impone nessuna urgenza. Ed è proprio il sintomo cronico a obbligarci a una convivenza logorante e frustante, che giorno dopo giorno peggiora la qualità della nostra vita.

La “non risposta” al sintomo acuto

Di fronte al sintomo acuto, la medicina e tutte le arti di cura a essa integrative e/o complementari, escluse le discipline bionaturali, dispongono di un paradigma interpretativo, di un set di strumenti, farmaci e rimedi con cui “contrastarlo”, se si adotta un approccio oppositivo, o “farlo rientrare”, se si utilizza una logica più causalista. Pensiamo a un forte mal di stomaco, a un’eruzione cutanea o a una febbre acuta: il sintomo reagisce, in qualche modo, all’intervento di cura, e in base al feedback viene aggiustata l’azione terapeutica.

Con il sintomo cronico è tutta un’altra storia, più complessa e disarmante. Pensiamo a una fibromialgia, a un intestino stitico “da sempre”, a un’insonnia di vecchia data, a un’asma che non se ne va mai: si provano tutte le risposte, e tutte appaiono deboli. Le lamentele del corpo continuano senza sosta e sembra impossibile trovare un rimedio.

Sintomi cronici, sempre a fin di bene

Difficile a credersi, ma è proprio al sintomo cronico che non solo dobbiamo prestare ascolto ma anche dire grazie. Prima di tutto, dobbiamo abbandonare la logica secondo cui la malattia/disturbo è qualcosa da sconfiggere, qualcosa da guardare con insofferenza ed estraneità perché non ci appartiene. La verità è che il nostro corpo fa sempre tutto a fine di bene. Nulla agisce contro qualcos’altro; al contrario, tutte le componenti interne al nostro sistema agiscono sempre e solo per il nostro massimo bene.

Il sintomo cronico, quindi, si manifesta in nome di una lealtà estrema all’organismo e all’incarico che l’organismo stesso gli ha affidato: se proviamo a domare il sintomo con farmaci e rimedi, ignorando la ragione d’essere e lo scopo, con molta probabilità non lo risolveremo. È fondamentale invece decodificare il messaggio del sintomo, ascoltarlo con attenzione; solo così potremo entrare attivamente in contatto con alcune parti molto profonde di noi stessi. E stare bene.


Tratto da un 
articolo della naturopa Daniela Iurilli
sul numero 100 de L’Altra Medicina (novembre 2020), acquistabile online e in edicola.