Questo è senza dubbio un obiettivo possibile da realizzare sulla base delle nuove conoscenze scientifiche sviluppatesi negli ultimi decenni in campo medico-nutrizionale, che aiuterebbe enormemente fra l’altro nel contenere la spesa pubblica per la sanità e tutti i costi sociali collegati alle patologie cronico-degenerative tipiche del mondo industrializzato e tecnologizzato come lo conosciamo da 50 anni a questa parte.

Perché il cervello invecchia?

 Il cervello umano è probabilmente il tessuto più deteriorabile da un’alimentazione sbilanciata (scorretta, non sana) ed è particolarmente vulnerabile ai radicali liberi, a causa del suo alto contenuto di acidi grassi polinsaturi (omega-3) e della sua ridotta capacità di sintesi di antiossidanti endogeni. La struttura del cervello è tale per cui il 70% circa della parte secca si compone di grassi, in particolare di un grasso omega-3 chiamato DHA. Questo grasso proviene esclusivamente dalla dieta, nel senso che il nostro organismo non può fabbricare da sé questa sostanza, quindi abbiamo bisogno di introdurne abbastanza col cibo, su base regolare,  e con integratori in alcuni casi. Il grasso DHA è un costituente strutturale anche di altri organi e tessuti del corpo umano, ad esempio la retina, le cellule del sistema nervoso, tutte le membrane cellulari. Questo ci dà la misura della sua importanza e del perché non sia possibile trascurare un suo apporto nelle quantità corrette all’interno della dieta. La ricerca mostra come i fattori nutrizionali siano fondamentali nel preservare l’integrità di questo organo così prezioso per la nostra vita: il cervello. Una dieta ad elevato contenuto di pesce (fonte di grassi Omega-3 come il DHA su menzionato) è protettiva e rallenta l’incidenza di demenze e del Morbo di Alzheimer in particolare. Il pesce azzurro è quello che contiene i maggiori quantitativi di questi preziosi grassi Omega-3, quindi possiamo considerare di includere nella nostra dieta pesci come le sardine, gli sgombri, le alici, la palamita, e i tonnetti di taglia piccola.

Gianpaolo Usai, nell’ultimo numero de L’altra medicina, in edicola, ci spiega come sia possibile contrastare invecchiamento, perdita di memoria e declino cognitivo attraverso una alimentazione ricca di cibi che la Scienza riconosce come funzionali per la salute del cervello. Ma con un occhio, come sempre, alle trappole del marketing quando si va a fare la spesa.

Ci spiega anche perché il cibo spazzatura sia il vero nemico del nostro cervello.

Gli AGEs , in essi contenuti, influenzano negativamente le attività mentali, inducendo un senso di stanchezza che rallenta la funzionalità del cervello e rende pigri! Tale effetto spiegherebbe perché chi soffre di obesità è spesso svogliato e privo di forze. Il cibo spazzatura ossida le cellule in quanto ricco di: grassi idrogenati, zucchero, sale e calorie, con una tipica mancanza di apporti nutrizionali di vitamine, antiossidanti, minerali, fibre.

 Al cervello serve altro: acqua (di cui è fatto per l’80%) e vitamine del gruppo B.

Le vitamine del gruppo B, come la B12, la B9 (chiamata anche acido folico) o la B1 (tiamina), sono importantissime per le funzioni del cervello e per il mantenimento della memoria anche in età adulta, tanto è vero che rivestono un ruolo fondamentale nelle terapie delle malattie neurologiche, come le comunissime malattie di Alzheimer, la sclerosi multipla, o altre malattie neurologiche più rare.

Trovi l’articolo completo di Gianpaolo Usai sul numero 102 de L’altra medicina in edicola fino al 20 febbraio.