La postura cosiddetta ideale prevede un determinato allineamento tra testa, spalle, bacino, piedi con le curve cifotiche e lordotiche ben proporzionate.

Una postura ben allineata, una figura leggera (con quell’eleganza innata data dalla fluidità dei movimenti), non è che il risultato di un organismo in equilibrio, che non significa “dritto”, ma in grado di adattarsi, perchè senza rigidità, reattivo, con un dialogo efficace tra movimenti volontari e involontari, che rientrano in un equilibrio globale economico.

Le persone in equilibrio sono quelle che ci trasmettono non solo “bellezza” nel senso profondo del termine, sono “eleganti” perchè sono in equilibrio, i movimenti sono naturalmente controllati, perchè il centro del movimento sul quale si effettua si adatta senza difficoltà, ma non solo, l’occhio è sveglio, luminoso, alcuni piccoli segni di salute, come il pallore o il rossore rubicondo, le occhiaie scure, scavate, sono assenti. Questa bellezza non ha età.

Curare la postura significa quindi curare il proprio corpo, non solo la sua posizione nello spazio.

Sostenere che la postura “corretta” è una e una sola sottende una visione meccanicistica del nostro corpo, frutto a sua volta di minuziosi calcoli di pressioni, vettori di forza, congruenze articolari, che nulla hanno a che vedere con la magnificenza delle potenzialità del corpo umano.

Una definizione del termine “ postura” è: “la posizione complessiva del corpo e degli arti, l’uno rispetto agli altri e il loro orientamento nello spazio” (Ghez).

Il nostro corpo è un essere straordinario, con meccanismi di movimento e di equilibri straordinari, sottili e complessi, in parte sconosciuti, che l’uomo stesso non è ancora stato in grado di riprodurre in modo fedele.

Di fatto la postura non è altro che il frutto esteriore, il risultato finale (o iniziale) di infinite, continue, connessioni multidirezionali tra i mille recettori del nostro cervello e le loro relative risposte a livello periferico.

Il nostro cervello si stima abbia 86 milioni di neuroni che sono in continua comunicazione fra loro, che ricevono miliardi di stimoli dal nostro corpo e li interpretano reagendo in base a innumerevoli variabili.

Possiamo solo cercare di schematizzare le connessioni che pensiamo di conoscere tra le varie parti del nostro corpo interessate dal mantenimento della postura, e il risultato è comunque complesso.

Vengono implicate informazioni visive e vestibolari, complicate dalla rappresentazione corporea che abbiamo di noi stessi, dalla programmazione motoria maturata, dall’esperienza di una vita, dall’intenzione di movimento, dallo stato emotivo di quel momento.

Se pensassimo al nostro corpo come ad un sacco di iuta e lo riempissimo di materiale inerte probabilmente rimarrebbe sempre dritto nella posizione in cui vorremmo che stesse, ma la realtà è molto diversa: noi siamo pieni di materiale vivo, di acqua, di reattività, di movimento e di emozioni.

La postura è il frutto di mille e più variabili che portano ad ostacolare l’idea del rincorrere a tutti i costi la forma esterna. Una corsa che potrebbe andare a discapito del reale equilibrio dell’organismo, creando forzature in nome di un allineamento innaturale che portano non a benessere, ma a dolori, rigidità.

Detto questo esiste sicuramente un allineamento posturale “ideale”: è quello che permette al corpo di mantenere l’elasticità, la reattività, l’efficienza tali da permetterci di mantenere una posizione, stare in equilibrio, muoverci senza creare danno o sentire dolore.

Quindi dobbiamo allinearci o no?

Si tratta di un cambio di paradigma: se ci troviamo lontani dalla postura ideale, non dobbiamo cercare di “stare dritti” ma capire che il corpo non è in equilibrio, che in alcune situazioni si trova in difficoltà, che alcuni movimenti non sono armoniosi, e che probabilmente si è anche alterata qualche funzione viscerale o percettiva. Il passo successivo è intraprendere la strada per ritrovare l’equilibrio.

La postura è altamente studiata anche in ambito psicologico perchè, nel bene e nel male, studiato o appreso, essa è in grado di comunicare situazioni emotive, traumi, atteggiamenti, disfunzioni fisiche, emotive, metaboliche, stili di vita, fino a convizioni, credenze e ideologie.

La postura è uno strumento di definizione delle relazioni ed è in tal senso così importante  da essere codificato nel linguaggio militare (posizione dell’attenti e del riposo). Dalla postura capiamo anche la gerarchia e la funzione delle varie personalità ad una funzione ufficiale. Come strumento di comunicazione della posizione relazionale essa si modifica volontariamente, più o meno consapevolmente a seconda delle situazioni.

Può comunicare impaccio, imbarazzo, gioia, trasporto.

Trattare un soggetto con problematiche posturali o con disfunzioni da esse dipendenti significa, come spiega la dott.ssa Lucia Carulli (fisioterapista), mettere in campo tecniche che si sono evolute rispetto al buon vecchio “massaggio alla schiena” per far passare quella eterna tensione al dorso o alla lombare piuttosto che alla cervicale. Si tratta di intervenire con tecniche che lavorano dall’esterno sul connettivo, facendo tesoro della capacità del sistema somatosensitivo. Tecniche di vero e proprio massaggio degli addensamenti sottocutanei, tecniche fasciali e tecniche riflesse sul sistema profondo, tecniche viscerali, per aiutare la persona a sentire inconsapevolmente qual è il suo equilibrio quando è in equilibrio. A questi interventi seguiranno poi indicazioni di movimento attivo guidato per l’apprendimento e il consolidamento della nuova “forma”.

Il riequilibrio della postura richiede un gran lavoro fisioterapico di fondo, il cui esito però è un recupero di istintività non un rispetto forzato di regole e di coercizioni.

I.P. Rolf ha espresso un concetto simile dicendo: “Quando il corpo riesce a lavorare in modo appropriato, la forza di gravità può fluire attraverso di esso.”. Fluire. Non introdursi, forzarsi, irregimentarsi. Se la forza di gravità “fluisce” il corpo sarà sempre elegante, le sue movenze morbide, il suo aspetto esteriore equilibrato. È a questo obiettivo che puntano le sedute fisioterapiche di correzione posturale

Il portamento è la somma di tutto ciò che noi siamo, da un punto di vista fisico, psichico, spirituale. Parla di noi a chi ci osserva più di qualunque abito, borsa o scarpa.

La postura non può essere ridotta a regole fisse, ma nasce da una complessa interazione tra struttura corporea, genetica, tipo costituzionale, esperienze, emozioni. Imparare a correggerla, ma anche a rispettarla, può regalare armonia di portamento e prevenire danni o infortuni osteomuscolari.

Leggi l’articolo completo della dott.ssa Lucia Carulli sul numero 102 de L’altra medicina che trovi in edicola fino al 20 febbraio.