Il microbiota intestinale è quella massa di 100.000 miliardi circa di batteri, virus, protozoi, funghi e archei presenti normalmente nel nostro intestino.

Il dottor Guido Marini (gastroenterologo di Grosseto) ci racconta come la gastroenterologia, in seguito a questa scoperta sia diventata a tutti gli effetti la nuova medicina interna che studia come il microbiota possa vivere in simbiosi con noi.

Il microbiota intestinale raggiunge il peso medio di 1,5 Kg, grande quanto un cervello o un fegato ed è metabolicamente attivo essendo l’interfaccia fra il mondo esterno e il nostro organismo.

Possiamo paragonare il nostro intestino ad un ecosistema in equilibrio come un bosco, dalla cui stabilità dipende il nostro sistema immunitario.

Il nostro microbiota, inteso come associazione di specie batteriche, è un vero e proprio organo di altissimo valore metabolico che:

  • svolge un’importantissima azione di filtro per bloccare gli effetti tossici di additivi alimentari, conservanti, coloranti e dei metalli pesanti
  • produce peptidi e molecole di segnale che agiscono a livello cerebrale (asse intestino-cervello)
  • stimola il sistema immunitario
  • controlla la crescita di microrganismi patogeni producendo antibiotici naturali
  • produce neurotrasmettitori in grado di orientare il nostro organismo verso l’accumulo o il consumo ed anche farci preferire determinati alimenti (specialmente quelli zuccherini) in caso di disbiosi.

Un microbiota in disbiosi può divenire un boomerang per la nostra salute permettendo alle specie nocive di fare danno ma anche alterando il nostro metabolismo orientandolo ad esempio verso l’accumulare di grasso a causa della prevalenza di microbi diversi da quelli previsti nella nostra evoluzione.

E’ molto importante avere un ambiente microbico intestinale ricco e vario poiché sia le risposte allergiche immediate (IgE) sia quelle ritardate (sensitivities IgG) sia le patologie autoimmuni sono fortemente influenzate dal microbiota intestinale.

Il nostro sistema immunitario intestinale (GALT) che è di gran lunga il più rappresentativo del nostro organismo viene stimolato in modo naturale da una flora batterica intestinale abbondante e varia.

In presenza di una flora abbondante e diversificata il sistema immunitario è impegnato a controllare tutti i batteri con stimolazione delle cellule T regolatrici (T-reg) che sono responsabili della tolleranza nei confronti degli allergeni con cui quotidianamente veniamo a contatto.

Le cellule T-reg, ben funzionanti, mantengono controllata la reattività del sistema immunitario proteggendolo da risposte esagerate o incongrue come avviene nelle food sensitivities, nelle allergie alimentari e nelle malattie autoimmuni.

Recenti studi documentano in modo inequivocabile che un impoverimento del microbiota intestinale predispone a queste patologie ed infatti il rischio di asma è aumentato di 3 volte nei bambini che assumono antibiotici in tenera età come anche l’incidenza del morbo di Crohn, della colite ulcerosa e della malattia celiaca.

Quindi prima di prescrivere un antibiotico in tenera età dobbiamo sempre considerare le conseguenze che questa nostra azione può portare e non pensare che un ciclo di antibiotici sia una terapia priva di ripercussioni. Non dobbiamo alterare con antibiotici, se non necessario, i nostri microbi intestinali perché potremmo provocare patologie più pericolose e meno curabili di quelle che vogliamo combattere.

Fortunatamente nell’ultimo decennio il mondo del microbiota sta emergendo in modo prepotente e apre nuovi scenari in tutti i campi della medicina.

Purtroppo se cicli di antibiotici distruggono il nostro microbiota è probabile che il nuovo microbiota sia costituito da poche specie batteriche non ben funzionanti e quindi

rischiamo di non essere più in grado di rimuovere certe tossine rimanendo scoperti nei confronti di quei veleni.

Lo stop alle funzioni di detossificazione e modulazione immunitaria può anche aggravare patologie gravi preesistenti.

Per quanto riguarda le Food Sensitivity (risposte allergiche ritardate) sappiamo che una delle principali cause è un’assunzione continua e monotona dello stesso cibo (sia latticini, glutine, lieviti, salicilati, nichel, sale) che, non a caso, ha un’influenza diretta proprio sulla composizione del microbiota.

E’ chiaro che l’assunzione di cibi a cui siamo intolleranti provoca una infiammazione intestinale con conseguente disbiosi ed in ultima analisi leaky gut con traslazione batterica di sostanze pro-infiammatorie a cui segue una infiammazione sistemica.

Da un punto di vista clinico abbiamo ritenzione idrica che si può ben evidenziare con un semplice esame bio-impedenziometrico tricompartimentale.

Attualmente come medicina di segnale usiamo il QuASATest come test diagnostico (copyright Luca Speciani e Lyda Bottino).

Il QuASA è un test anamnestico di facile somministrazione validato da ampia documentazione scientifica e evidenzia le intolleranze per i sei gruppi alimentari principali: latticini, lieviti, nichel, glutine, salicilati e sale.

E’ molto importante conoscere la presenza o meno delle food sensitivities sia negli atleti che nei pazienti sovrappeso e con patologie croniche o autoimmuni perché il non individuarle comporta una scarsa o nulla risposta clinica alla terapia. Come ad esempio si osserva in donne sovrappeso, in menopausa, in presenza di tiroiditi, artriti, colon irritabile, cefalea, anche se il paziente segue una dieta corretta.

Nel caso degli atleti la loro individuazione ci permette di ottenere performance ottimali.

Testo estratto da un articolo del dottor Guido Marini.
Trovi l’articolo completo del dottor Marini sul numero 102 de L’altra medicina in edicola fino al 20 febbraio.