Buongiorno dott. Speciani,

da quest’anno sono un abbonato alla vostra rivista, che trovo molto interessante e, per chi come me non è medico, di facile interpretazione. Volevo sottoporle una domanda: dove trovare gli alimenti senza “zuccheri” aggiunti… non proprio facili da individuare… e di quanto zucchero “aggiunto” è la tolleranza? C’è una soglia sicura che non danneggi? Riguardo alle etichette il margine di “sicurezza” riportato di quanto zucchero è?
Grazie!
Giacomo Marcon


Risponde il dottor Luca Speciani

Buongiorno Giacomo,

Il problema degli zuccheri aggiunti è un tormentone di lunga data. Un adulto sano non dovrebbe aggiungere alcuno zucchero alla propria dieta. Gli zuccheri di cui abbiamo bisogno sono solo quelli naturali presenti nella frutta e nella verdura, e quelli a lenta cessione nei cereali integrali, nei legumi, nelle patate. Parlare di quantità “tollerate”, dunque, non è tecnicamente corretto.

Ogni medico dovrebbe sapere che le indicazioni nutrizionali da dare ai propri pazienti dovrebbero escludere in toto il consumo di zuccheri e amidi raffinati aggiunti, in quanto estranei alla nostra biologia e alla nostra evoluzione. Per due milioni di anni il genere Homo non ha conosciuto le concentrazioni di zuccheri semplici presenti oggi, per esempio, in una bustina che mettiamo nel caffè (6 g, in grado di entrare nel sangue in tre minuti), per non parlare delle quantità presenti in una bibita dolcificata (35 g per lattina), in un piatto di riso o pasta bianchi (100 g, che si trasformano in glucosio in mezz’ora circa) o in una merendina confezionata. I continui sbalzi glicemici prodotti da questa assurda alimentazione generano diabete, infiammazione, obesità, depressione, dipendenza psicologica da altre fonti di zucchero.

Come può un pediatra, che visiti un bambino sentendo (se glielo chiede!) che fa colazione con tè e biscotti a restare in silenzio, per poi reagire allarmato quando la madre gli dice che ogni mattina gli prepara un bell’uovo bio al tegamino? A tale punto è arrivato il condizionamento dell’industria dolciaria sulle persone da farci vedere gli aspetti nutrizionali in modo talmente distorto: veniamo messi in guardia verso la proteina più sana al mondo (in funzione della balla del colesterolo) e tralasciamo di spiegare ai ragazzi i danni da zucchero sul loro organismo. Su che libri di nutrizione hanno studiato questi colleghi? Di chi sarà la colpa quando l’epidemia in essere di diabete (quella sì, reale) avrà ulteriormente decimato la popolazione creando un esercito di obesi, depressi, sedentari, cardiopatici e dipendenti da zucchero?

Come leggere le informazioni nutrizionali

In ogni prodotto industriale troviamo l’elenco degli ingredienti, e poi le cosiddette “informazioni nutrizionali”. Già gli ingredienti dovrebbero dirci tutto, se pochi e semplici (se non sono pochi e semplici, lasciamo il prodotto sullo scaffale, per favore). Se troviamo negli ingredienti la voce zucchero, o uno dei suoi mille sinonimi (saccarosio, glucosio, fruttosio, sciroppo di glucosio, maltitolo, malto di riso, sciroppo di mais, HFCS, zucchero da frutta, zucchero di canna…) lasciamo il prodotto dove sta. Che sia un succo di frutta, un biscotto o una merendina, il nostro corpo non ha bisogno di quell’aggiunta drogante e diabetogena.

Se invece gli ingredienti non ci fossero chiari, andiamo a vedere nelle info nutrizionali la voce “Carboidrati totali” che è sempre suddivisa nella sottovoce “di cui zuccheri”. Se analizziamo una composta di frutta 100% troveremo gli zuccheri naturali della frutta e non ci dovremo preoccupare. Se invece analizziamo una tortina o una merendina, troveremo alla voce “di cui zuccheri” la totalità degli zuccheri aggiunti, visto che la farina di cereali di cui la tortina è fatta non contiene zuccheri ma amidi, che rientrano nei carboidrati totali. Nessuno di questi prodotti industriali può rientrare in una dieta sana, ma analizzare quel dato può servire ad aprirci gli occhi: quanto zucchero aggiunto c’è in quel biscotto, in quella brioche, in quel succo, magari decantati come tanto naturali? È da non credere ma ci sono biscotti che contengono fino al 35-40% di zucchero aggiunto. Una “polvere al cacao per colazione” ne contiene addirittura l’82%. E noi la lasciamo consumare sereni ai nostri ragazzi, sapendo di predisporre per loro un futuro da diabetici?

Fino a pochi anni fa l’OMS, quando ancora non era una società privata con maggiore finanziatore la fondazione “Bill e Melinda Gates”, aveva stabilito il massimo dell’apporto in zuccheri semplici al 10%. Una quantità assurda, smentita da decenni di lavori scientifici, ma le pressioni dell’industria dolciaria (da me riprese ed esemplificate con un po’ di fantasia nel mio romanzo “Il medico che scelse di morire”) avevano fatto sì che tale fuorviante informazione restasse agli atti per così lungo tempo. Qualche anno fa l’OMS ha saggiamente dimezzato questo valore, portandolo al 5%. Che significa su una dieta da 2000 kcal, solo 100 kcal di zuccheri semplici, ovvero 25 g. Una quota che con la frutta fresca non dovrebbe essere difficile per nessuno raggiungere, senza bisogno di alcuna aggiunta di altri zuccheri, il cui scopo è solo quello di rendere le persone sempre più dipendenti dal gusto dolce, vendendo sempre più prodotti industriali dolcificati.

A quel tempo il nostro amato ministro della Salute Beatrice Lorenzin dichiarò pubblicamente che era una manovra per nuocere all’industria dolciaria italiana, e che l’Italia si sarebbe opposta con forza in ogni sede a questa modifica. Modifica di cui, peraltro, nessuno ha più sentito parlare grazie alla sudditanza economica della maggior parte dei giornalisti italici verso l’industria dolciaria. È bello sapere di avere avuto, all’epoca, un ministro così illuminato da anteporre il benessere dell’industria all’epidemia di diabete in atto.

In sintesi, caro Giacomo, non può esistere tolleranza. Nessuno morirà per aver consumato un giorno un gelato o una merendina industriali, ma i 500 decessi quotidiani per malattie cardiovascolari e i 450 per tumori (in cui l’infiammazione, il sovrappeso e il diabete fanno la parte del leone come concause) potrebbero essere di gran lunga ridotti con una intelligente politica di eliminazione della inutile dolcificazione degli alimenti. Evidentemente ci sono morti di serie A e morti di serie B. Finché avremo ministri che eseguiranno senza pudore i diktat dell’industria dolciaria e di quella farmaceutica, incuranti delle vere cause alla base delle più diffuse patologie, continueremo a perdere. Tolleranza zero e controinformazione, come quella che cerchiamo di fare su questa rivista, possono essere un primo passo per cambiare le cose. Continui a seguirci.

Se desiderate instaurare un filo diretto con il dottor Luca Speciani e fargli una domanda, potete scrivere all’indirizzo info@lucaspeciani.it