Una tecnologia avanzata per giocare d’anticipo


Piera Esposito, presidente di ASC, ci spiega nel dettaglio gli obiettivi del centro diagnostico situato a Castelli Calepio, in provincia di Bergamo

 

Come è nato il progetto Asc?

E’ nato da un articolo di giornale, in cui si parlava dello Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia, e della necessità di maggiori risorse per la ricerca sul cancro. Ci è sembrata una buona idea fornire qualche aiuto, più utile di altre forme di beneficenza. Così la nostra famiglia ha contattato lo Ieo e abbiamo concordato di finanziare alcune borse di studio per giovani ricercatori.

 

E così avete “scoperto” la  Diffusion Whole Body …

Esatto. Abbiamo visto che due dei ricercatori di cui finanziavamo le borse di studio venivano formati a studiare i risultati di questa nuova macchina, che Veronesi aveva definito una “scatola magica”. Ci siamo informati per capire che cosa fosse quella “scatola magica” e abbiamo appreso che serviva a scoprire i tumori quando erano ancora molto piccoli, in modo che potessero essere curati con più probabilità di successo. Ci dissero anche che all’ospedale la DWB veniva utilizzata soprattutto per scoprire le metastasi o l’evoluzione della malattia in pazienti già in cura. Ma i medici ci dissero che la macchina poteva anche rivelarsi utile per la prevenzione nella persona sane, perché l’esame non comportava l’uso di radiazioni o mezzi di contrasto e quindi era privo di rischi.  E questa idea, di poter fare una “fotografia” di tutto il corpo che rivelasse per tempo le eventuali alterazioni, ci sembrò  affascinante.

 

E quindi avete deciso di comprare un’altra macchina come quella…

Abbiamo deciso di costruire un centro diagnostico che sfruttasse questa nuova straordinaria tecnologia e l’esperienza maturata in sette anni dai medici dello Ieo e offrisse questa opportunità di prevenzione oncologica a un numero più ampio possibile di persone. Abbiamo coinvolto nell’iniziativa altri sei imprenditori della zona e costituito una società con dieci soci. E così in due anni è nata l’ Asc, con un investimento di cinque milioni di euro. In realtà il centro è predisposto per tre apparecchiature, perché speriamo di implementare in breve tempo l’offerta diagnostica.

 

L’Asc, che è una società privata di imprenditori,  vuole fare degli utili?

No, l’operazione non ha scopo di lucro. Abbiamo costituito la società come “start up innovativa”, perché ne ha tutte le caratteristiche e perché questa forma societaria permette di accedere a prestiti agevolati europei. Inoltre la normativa delle “startup innovative” prevede per i primi quattro anni gli eventuali utili siano obbligatoriamente reinvestiti, il che è esattamente quello che vorremmo fare Noi poi abbiamo inserito nello statuto una norma che rende questo obbligo permanente. In sostanza la società avrà un equilibrio economico e gli utili serviranno per ampliare il centro e ridurre, se possibile, il costo dell’esame.

 

Quale sarà il prezzo?

All’inizio sarà di 1000 euro per esame. Sappiamo che è un prezzo alto, che pochi possono permettersi. D’altra parte il costo dell’apparecchiatura e quelli di gestione sono davvero elevati. Chiunque abbia eseguito una normale Risonanza Magnetica pagandola privatamente sa quanto costa. Per questo abbiamo deciso di riservare il 10 per cento del tempo macchina per esami a un prezzo, diciamo così, “politico”, circa 200 euro, da proporre alla persone meno abbienti, per le quali ci sarà un’apposita lista d’attesa. Anche questa quota verrà finanziata con i ricavi. Col tempo, se avremo successo, cercheremo, come dicevo, di abbassare il prezzo: teoricamente è possibile scendere fino a 600 euro a esame.

 

L’iniziativa ha quindi una valenza sociale?

L’obbiettivo sociale di promuovere la prevenzione oncologica è primario, ma sarà declinato con spirito imprenditoriale.

 

Per info e prenotazioni, www.asc-italia.it

 



       

 


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