Un tempo ogni famiglia dedicava tanto tempo e risorse alla preparazione degli alimenti. La civiltà contadina e la sua cultura avevano l’obiettivo di sfruttare al massimo tutti i prodotti di stagione, privilegiando quelli che potevano essere conservati a lungo in sicurezza. Il bestiame, a sua volta, veniva allevato o utilizzato per coltivare i campi.

Poi l’uomo si è allontanato dalle campagne per la vita di città. Con questi spostamenti si sono persi anche quelle tradizioni geniali che trasformavano per necessità i prodotti della terra in alimenti adatti al consumo umano. A chi è stata delegata questa responsabilità oggi?

Le industrie alimentari e la riduzione dei tempi

Oggi è l’industria alimentare a occuparsi della preparazione degli alimenti. Le loro priorità sono però ben diverse da quelle delle famiglie che preparavano il cibo per il proprio fabbisogno.

Le industrie alimentari moderne devono infatti:

  1. Essere concorrenziale per non essere espulse dal mercato. Per ottenere questo risultato devono lavorare su diversi fronti: creare gusti accattivanti aggiungendo dosi sempre maggiori di sale, zuccheri, aromi; diminuire tutti i costi di produzione, soprattutto se legati ai sapori/valori non percepibili dai consumatori, in particolare velocizzando lavorazioni con fermentazioni inesistenti o forzate e utilizzare materie prime sempre meno costose.
  2. Evitare rischi di tossicoinfezioni. Si possono additivare gli alimenti con sostanze conservanti per farli durare a lungo. L’anidride solforosa è un additivo antifermentativo presente in moltissimi prodotti alimentari. Oltre a mantenere a lungo i cibi deperibili, bloccando i microbi responsabili della loro decomposizione, l’anidride solforosa inibisce anche la replicazione di buona parte del microbiota intestinale umano con le conseguenze che ne derivano.

Senza mettere sotto accusa l’industria alimentare, la verità è che la riduzione del tempo dedicato alla preparazione del cibo mette a rischio i suoi valori nutrizionali. Non è un caso se dilagano le infiammazioni intestinali e le intolleranze: se continueremo su questa strada, sempre più persone soffriranno per la difficoltà digestiva di latticini, cereali e legumi. Questi alimenti e quasi tutta la frutta secca, dovrebbero essere ammollati, fermentati, pregerminati prima del loro consumo per renderli adatti all’alimentazione umana. In natura questi prodotti contengono molte sostanze antinutrizionali, le lectine e di fitati. Esse servono alle piante per difendersi dai parassiti e da animali che vorrebbero nutrirsene.

Prodotti leggeri per il nostro sistema digerente

Arricchire la nostra dieta di prodotti leggeri per il nostro sistema digerente non è difficile.

Un alimento eccezionale alla portata di tutti e che richiede pochissimo tempo per essere prodotto è il kefir. Non contiene lattosio, è ricco di aminoacidi provenienti dalle proteine demolite del latte e di acidi grassi a corta catena, utili per il nutrimento diretto delle cellule intestinali. Il kefir è una specie di yogurt acido che non necessita di strumenti termoregolatori per la sua preparazione. Sono necessari solo un colino scolapasta a maglia larga, contenitori a tazza, latte intero e granuli madre vivi di kefir. Questi ultimi si possono ricevere da un donatore perché aumentano di volume e numero durante le fermentazioni quotidiane.  Il kefir si può mischiare alla frutta secca o fresca di stagione, oppure come salsa per condire insalate.

Anche i crauti sono semplicissimi da preparare in casa. Servono solo grossi vasi di vetro, sale, verze o cavoli cappucci. Per fare il kefir o i crauti un valido aiuto sono i video tutorial presenti in rete.

Tratto da un articolo di Sandro Santolin, ricercatore salutariano e inventore di Pane Primus, sul numero 101 de L’Altra Medicina (dicembre 2020-gennaio 2021), acquistabile online e in edicola.